“È vero, ero percepito come un personaggio costruito, ma solo perché ero una marionetta in mano ad altre persone. Adesso la gente avranno capito che sono anch’io una persona vera”. Parla Young Signorino, il trapper 19enne e lo fa  ilfattoquotidiano.it replicando alle affermazioni di Karkadan, nome d’arte di Sabri Jemel, che per l’interprete di Mmh ha ha ha e Dolce Droga era il manager. “Ho letto un sacco di stronzate”, ci dice.

Da dove vuoi partire?
“Da mia moglie. Jessica non è affatto una gold digger, perché una gold digger non si sposerebbe mai. C’è un sentimento vero dietro il nostro rapporto”.

È stata lei a farti allontanare dal tuo precedente team?
“Ho conosciuto Jessica quest’estate, durante il tour, e mi sono subito innamorato. È stata lei ad accorgersi della situazione in cui mi ero infilato”.

Ovvero?
“Mi rendevano scemo con gli stupefacenti perché sapevano che era il mio punto debole: non è vero che mi hanno aiutato a uscirne, tutt’altro. Jessica mi ha aiutato davvero, piano piano. Così ho iniziato ad allontanarmi dal team e a fare le cose da solo. Ora non ho alcun management, solo un’agenzia che mi segue per il tour, ma meglio così: guadagno molto di più, anche perché non devo più dividere niente con nessuno”.

Ti sei inventato tutto? Dal coma alla clinica psichiatrica?
“Non mi sono inventato un bel niente: ho i referti, e magari un giorno li pubblicherò. Nel 2016 sono entrato in coma e ho fatto quattro mesi di psichiatria. Appena finito quel percorso sono arrivato a Milano, ma la situazione che mi circondava non mi piaceva e allora sono tornato a Cesena. Lì ho avuto ancora problemi con le sostanze stupefacenti e allora ho cominciato un percorso di sei mesi al Sert, il servizio per le tossicodipendenze, che ho interrotto per tornare a fare musica a Milano, inseguendo il mio sogno”.

I commenti degli haters non ti hanno risparmiato in questi mesi.
“Insieme con mia moglie ho capito il perché: le persone che mi stavano accanto mi mettevano in ridicolo. Mi obbligavano a fare i videoclip mezzo nudo dicendo “fai vedere il pelo, che facciamo visualizzazioni””.

Ma ti dispiaceva vedere i commenti negativi o facevano parte del gioco?
“No, non fanno parte del gioco. Perché un conto è se una cosa la credo e la decido io, un altro conto se mi obbligano a farla. Mi sono sentito fottuto nella testa e toccato nel mio punto debole, che è la droga appunto. Mi sono sentito una marionetta, e loro erano il mio Geppetto”.

Ma oggi ti droghi ancora?
“Non vedo più nessuna sostanza stupefacente da mesi e consiglio agli altri di non usarla. Anche se nei miei testi se ne parla, non vuol dire che io stia esortando le persone a usarla”.

Dalle canzoni sembrava di sì.
“In tutte le mie canzoni c’è un sottotesto, volevo dire alle persone di starne attenti. Ho capito sulla mia pelle che è meglio stare alla larga dalla droga”.

La storia del figlio?
“Non ho alcun figlio, come avevo già detto nei giorni scorsi sui social. Ma ero stato obbligato a dirlo”.

Karkadan sostiene altro. Comunque, Satana? Sostieni che sei suo figlio.
“Io ci credo veramente tanto in quello, è una mia credenza”.

Ti senti ancora il Marilyn Manson italiano?
“Certo che sì. Mi sento simile a lui nell’estetica e nella mentalità”.

Adesso cosa succederà nella tua vita?
“Il mio ex manager si è chiesto con che soldi mangeremo adesso. Io mi sento rinato. Il 24 novembre inizierà da Cesena il mio tour e fino a febbraio andrò in giro per tutta l’Italia. Presto uscirà un ep su Spotify, ma non c’è ancora nessuna data. Ci tengo invece a smentire la vicenda dei Magazzini Generali: il locale era stato chiuso a settembre ben prima del mio concerto, per una rissa, infatti non sono stato l’unico artista a cui è stata annullata una data, ma verrà recuperata verso dicembre-gennaio”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Che Tempo che Fa, Matteo Salvini: “Non lo guardo e non ci andrò per coerenza. Non è corretto che ci siano certi stipendi”

prev
Articolo Successivo

Cristiano Ronaldo, Sun: “Le accusatrici diventano tre”. Poi cita anche Ruby: “Mi diede 4.000 euro, glieli gettai in faccia”

next