A meno di un anno dall’approvazione della legge sul Whistleblowing arriva uno strumento digitale progettato per combattere la corruzione nella Pubblica Amministrazione. La storia di Andrea Franzoso, dipendente di Ferrovie Nord Milano che denunciò le spese pazze del presidente della società (storia raccontata nel libro “Il disobbediente” edito da Paper First), diede il via a un dibattito che il 15 novembre scorso finì il suo iter in Parlamento con voto trasversale da parte delle forze politiche.

Oggi chi vuole denunciare ma vuole essere certo dell’anonimato ha uno strumento in più: WhistleblowingPA è, appunto, uno strumento digitale che nasce come diretta conseguenza di quella legge, che tra le altre cose obbliga le circa 22.000 pubbliche amministrazioni a dotarsi di una piattaforma specifica per accogliere le denunce. La piattaforma è stata sviluppata dal Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani Digitali insieme a Transparency International Italia. Il progetto è in fase di attivazione.

Il punto cardine della norma è la tutela del whistleblower, vale a dire la persona che fa trapelare informazioni critiche. Una figura che in Italia si potrebbe chiamare allertatore civico, come suggerito dall’Accademia della Crusca, in assenza di una parola nella nostra lingua che sia davvero efficace nel descrivere la sua attività, come notava già nel 2013 la specialista Licia Corbolante.

Al di là dell’aspetto linguistico, WhistleblowingPA nasce proprio per garantire quella tutela descritta dalla legge. Non è l’unico servizio esistente tuttavia: l’approvazione della legge, come accaduto in altri paesi, ha portato alla nascita di diverse aziende specializzate che propongono il proprio prodotto alle amministrazioni pubbliche.

Starà agli amministratori scegliere di usare questa o un’altra delle piattaforme disponibili, ma ci sono alcune notevoli differenze. Tanto per cominciare il centro Hermes è quello che ha sviluppato GlobaLeaks, vale a dire il software di riferimento a livello globale, usato anche da buona parte dei servizi concorrenti. Per dirla con Matteo Flora, membro attivo del centro Hermes, “gli altri lo usano, noi lo abbiamo fatto. Forse sappiamo usarlo un po’ meglio”.

L’altra differenza, ancora più notevole, è che WhistleblowingPA è gratuito: il centro Hermes non chiede alcun contributo alla PA che voglia utilizzare questa piattaforma, dove invece i vari servizi commerciali possono costare anche migliaia di euro. Dettagli che, conferma ancora Flora, fanno ben sperare in una rapida diffusione di WhistleblowingPA nel corso dei prossimi mesi.

Come funziona?

Se un dipendente pubblico – ma anche un normale cittadino – è testimone di un caso di corruzione può denunciarlo sapendo che il suo agire non porterà a conseguenze sulla sua vita professionale. WhistleblowingPA e piattaforme simili permettono al cittadino di comunicare con i responsabili anticorruzione – il cui compito sarà verificare l’attendibilità della denuncia – ed eventualmente di farlo in forma anonima. Ebbene sì, è possibile segnalare casi di corruzione e mantenere l’anonimato, permettendo il fluire delle informazioni senza che il timore di ritorsioni sia d’ostacolo.

Il caso dell’Italia, un paese dove la corruzione è un problema particolarmente sentito, è emblematico. Alcuni di noi probabilmente sono stati testimoni di un qualche illecito nella Pubblica Amministrazione, o conoscono qualcuno che lo è stato. E pur tuttavia difficilmente il racconto esce dalle mura domestiche, perché è diffusa (e giustificata) la paura di una vendetta. WhistleblowingPA ha il potenziale per correggere il problema, e le esperienze recenti (in Italia e in altri paesi) lasciano intendere che è un potenziale realizzabile.

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