È la sporca verità, questa roba qui di Lega e Cinque stelle non ha niente di rivoluzionario, niente di storico, niente di eccezionale. E non saranno quattro bandiere in piazza sventolate da truppe cammellate che si autoproclamano popolo (ma il popolo è ben altra cosa) a coprire la realtà. Anzi, di più: questa roba non ha niente di diverso dalla “democristianeria” profonda dell’Italia, dal vizio antico e consolidato di creare consenso facendo l’elemosina a una società impoverita, intristita, rattrappita: dalle assunzioni pubbliche à gogo alle baby pensioni fino ad arrivare agli 80 euro di renziana memoria. Il nodo è sempre quello: la politica italiana (grillina, renziana, salviniana poco importa) sceglie sempre la strada più semplice. Quella della spesa corrente tralasciando diabolicamente quella degli investimenti. Ed è proprio così che si uccide una nazione, senza dare un futuro, una strategia, un’identità, un’anima.

Siamo ormai alla fase finale di quel fenomeno che Giovanni Orsina definisce la “decomposizione della politica”. Se la politica si fa sindacato difensore di interessi individuali, alla fine dei conti i vari Renzi, Di Maio, Salvini pari sono, diventano intercambiabili, capitani codardi che portano la nave ad arenarsi sulla spiaggia di una fantomatica (e drogata) tranquillità. Una politica coraggiosa, ragionerebbe seriamente (anche a deficit, anche trattando ferocemente con l’Europa) su come investire in infrastrutture, su come investire in ricerca, su come investire in cultura e turismo, su come trasformare l’Italia in un territorio adatto ad aziende straniere e italiane che vogliono crescere. Niente di tutto questo succede. Solo l’elemosina stracciona per svoltare qualche altro anno mentre la decadenza si impossessa di tutti noi. E il paese, nel frattempo, perde la sua identità, termine tanto abusato e distorto dall’attuale comando.

Perché un paese che perde il suo essere, la sua vocazione, mission storica e geopolitica, è un paese che uccide la sua visione per una comoda remunerazione al livello più basso. Si vive di mancette populiste in un clima surreale da clickbaiting. Il falso del “condividi se sei indignato“, il falso della fantomatica sconfitta della povertà, che fa coppia con la caccia al diverso chiamata dal diversamente patriottico. Un paese sovrano è quello che sa di valere, di contare senza il bisogno di urlarlo. Patriota è un politico pervaso dalla follia di giustizia e grandezza, dalla smania costruire senza cancellare le tracce del passato. E di unire, non di dividere. Perché dividere è più facile. La patria non è “una bandiera e basta”, diceva Oriana Fallaci. E non può essere neanche una allucinazione.

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