Ci sono 5 militari indagati per i 7 quintali di sigarette di contrabbando trovati a bordo della nave militare Caprera al rientro da una missione in Libia. La procura di Brindisi, secondo quanto riporta il settimanale locale Il7 Magazine, ha concentrato la sua attenzione su cinque persone dell’equipaggio. L’inchiesta – aperta a luglio e affidata al pm Giuseppe De Nozza dopo la denuncia dell’allora comandante della Caprera, il tenente di Vascello, Oscar Altiero – è nelle mani degli uomini della Guardia di finanza.

Al momento sull’affaire del contrabbando delle “bionde” indaga anche la procura militare di Napoli, mentre una terza indagine (interna) è svolta dalla Marina. Quando ha attraccato nel porto pugliese lo scorso 15 luglio, sono stati individuati 72 cartoni, contenenti 50 stecche ciascuno, a bordo della Caprera che aveva svolto attività di supporto logistico e manutenzione dei battelli della Marina e della Guardia costiera libiche.

Stando al mensile brindisino, le 3600 stecche di una marca sconosciuta in Europa, prodotte nella penisola balcanica, avevano un valore potenziale di 70mila euro sul mercato di contrabbando. E nel momento in cui il carico è stato scoperto nella stiva della Caprera – riporta Il7 Magazine – era iniziato un primo tentativo di sbarco da parte di alcuni componenti dell’equipaggio. Sempre secondo il racconto del mensile, i cinque militari sotto inchiesta sono ancora in servizio.

La Marina Militare, quando la prima notizia dell’affaire contrabbando è stata data dal sito de Le Iene, ha precisato: “Il 15 luglio 2018 sulla nave Caprera, ormeggiata nel porto di Brindisi e di rientro dall’Operazione Nauras in Libia, a seguito di attività di controllo disposta dal Comandante dell’Unità stessa, vennero rinvenuti degli scatoloni contenenti tabacchi lavorati esteri”.

Come dire: è stata la stessa Marina a scoprire e denunciare tutto. “Della scoperta – aggiunse il comunicato – furono prontamente informate la Procura militare di Napoli e quella ordinaria di Brindisi”. Il 16 luglio avviene il sequestro dei tabacchi, eseguito anche da personale della Marina, oltre che della Gdf e della capitaneria di porto. Ora l’indagine della procura di Brindisi, guidata da Antonio De Donno, sta cercando di fare chiarezza circoscrivendo i sospetti sul mistero del perché (e in cambio di cosa) siano state caricate a bordo delle sigarette di contrabbando, presumibilmente proprio in Libia.

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