Il Tribunale di Milano ha disposto un sequestro preventivo ai fini della confisca da quasi 1,9 milioni di euro a carico dell’avvocato Matteo Brigandì, storico legale in passato della Lega e dell’ex leader Umberto Bossi, a processo per patrocinio infedele e autoriciclaggio perché, secondo l’accusa, “quale avvocato della Lega (è parte civile, ndr)” rendendosi “infedele ai suoi doveri professionali” avrebbe omesso “di denunciare il proprio conflitto di interessi” in relazione a un decreto ingiuntivo da lui richiesto per avere appunto quasi 1,9 milioni di compensi per la sua attività.

Il provvedimento, richiesto dal pm Paolo Filippini e disposto dal giudice Marco Formentin, è stato depositato nelle scorse settimane e per il momento, da quanto si è saputo, il sequestro ha riguardato un immobile di Brigandì in Piemonte, mentre gran parte dei soldi, circa 1,67 milioni, sarebbe stata da lui trasferita su un conto in Tunisia. Per questo la Procura ha attivato una rogatoria per arrivare a bloccare quei soldi. Il processo, intanto, è stato aggiornato all’8 novembre.

A Brigandì, che è stato anche parlamentare della Lega, viene contestato, infatti, anche l’autoriciclaggio perché avrebbe prima investito quei soldi “sottoscrivendo” una polizza vita e poi dopo un “disinvestimento trasferiva – scrive il pm nell’imputazione – la somma di 1,67 milioni” su un conto di una banca in Tunisia. Oggi il processo è stato aggiornato a novembre, perché il giudice Formentin passerà ad altro ufficio e, dunque, il dibattimento, di fatto non ancora iniziato, verrà celebrato da un altro giudice della decima sezione penale. Nel processo la Lega, rappresentata in aula dal legale Lorenzo Bertacco, è parte civile contro Brigandì per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Oggi avrebbero dovuto presentarsi in aula i primi testimoni dell’accusa, tra cui anche l’ex governatore lombardo Roberto Maroni, ma c’è stato il rinvio per il cambio del giudice. Con un nuovo giudice, tra l’altro, la Procura potrebbe anche richiedere di nuovo l’esame in aula di alcuni testi, tagliati dalle liste nella scorsa udienza, tra cui anche il leader della Lega Matteo Salvini perché, aveva spiegato il pm, in passato aveva firmato un atto di transazione con cui il Carroccio rinunciava ad ogni pretesa nei confronti di Brigandì. Poi, però, già in udienza preliminare, la Lega è entrata come parte civile per chiedere i danni allo storico legale di Bossi. Nel frattempo, è arrivato il provvedimento di sequestro preventivo, anche se il ‘congelamento’ di gran parte dei soldi passerà per l’esito della rogatoria attivata in Tunisia.

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