La Lega ha depositato il ricorso in Cassazione contro la decisione del tribunale del Riesame di Genova, che lo scorso 6 settembre ha confermato la possibilità di sequestrare 49 milioni di euro al Carroccio, soldi ritenuti provento della truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. La mossa, annunciata nei giorni passati, è stata ufficializzata dagli avvocati Giovanni Ponti e Roberto Zingari. I legali, la scorsa settimana, avevano incontrato i magistrati genovesi per discutere delle modalità di esecuzione del provvedimento che ha dato il via libera ai sequestri delle somme “dai conti del partito e comunque riconducibili alla Lega” cercando di concordare una sorta di prelievo graduale per consentire al partito di proseguire le proprie attività.

Era stata proprio la Suprema corte, alla quale ora si rivolge nuovamente il Carroccio, ad aprile scorso a rinviare al Riesame il caso dopo aver accolto la richiesta della procura di Genova di poter sequestrare fondi, oltre a quelli già trovati. I difensori, durante l’udienza del Riesame, avevano presentato una consulenza “per dimostrare che i soldi che la Lega ha in cassa ora sono contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi – sostenevano i legali – Sono somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico“.

Il procuratore Francesco Cozzi aveva annunciato che nel caso in cui il Riesame avesse accolto la decisione della Cassazione avrebbe chiesto l’immediato sequestro dei fondi. I soldi verranno poi “congelati” nel Fug, il fondo unico della giustizia, in attesa che la sentenza di condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito diventi definitiva. Il processo di appello è ripreso oggi con le conclusioni della requisitoria del pg Enrico Zucca che ha richiesto la conferma della condanna a 4 anni e 10 mesi anche per l’ex tesoriere Belsito.

Per il procuratore “il partito non può essere schermo per atti illeciti” e le operazioni che hanno fatto incamerare illecitamente i soldi erano “deliberate dai vertici della Lega e quindi note a tutti gli esponenti del Carroccio”. A luglio il pg aveva chiesto la condanna a 1 anno e 10 mesi per Bossi, mentre per i revisori dei conti, Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi, rispettivamente a 2 anni (i primi due) e un anno e tre mesi. Nei conti, disse, “c’era un caos voluto e funzionale.