Il viso di Colin Kaepernick, lo stesso della campagna Nike che ha suscitato polemiche e forti prese di posizione nei giorni scorsi, appare  – stilizzato ma riconoscibilissimo nell’iconica posizione di protesta inginocchiata – sulla copertina di Stand 4 What, con il sottotitolo Razza, rap e attivismo nell’America di Trump. L’autore del libro è U.Net, pseudonimo dietro cui si cela Giuseppe Pipitone, uno dei più importanti studiosi italiani di cultura afroamericana, tra l’altro in procinto di iniziare un percorso come ricercatore a Harvard proprio su questo soggetto. Secondo lo stesso U.Net, “siamo testimoni di una nuova fase di coscienza individuale e collettiva, di un momento di definizione di nuovi valori personali e politici”. E ancora: “Una critica radicale delle esperienze passate sta portando alla luce nuovi modi di comprendere e vivere la propria individualità. Gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta sono l’ispirazione per riprogettare radicalmente il movimento, la base da cui immaginare nuovi percorsi sociali, artistici e politici”.

Sgombriamo il campo dagli equivoci: è chiaro che Nike non ha sposato la resistenza anti-Trump di Kaepernick se non dopo un’attenta analisi dei costi e benefici (e infatti i primi dati post-campagna parlano di un importante incremento delle vendite) ed è altrettanto chiaro che Trump non è la causa – ma semmai la conseguenza – della crescente polarizzazione politica e sociale negli Stati Uniti. Da questo punto di vista, l’analisi dell’autore è molto netta, evidenziando come otto anni di presidenza Obama non abbiano intaccato questo processo: “(Obama) è stato il presidente del dialogo con il mondo musulmano, ma è anche colui che ha autorizzato l’uccisione attraverso i droni in Pakistan, Siria e Iraq. È stato il primo presidente afroamericano, paladino dei diritti civili per gli omosessuali, ma il suo secondo mandato è stato caratterizzato da violenti scontri tra polizia e comunità di colore. È stato il presidente che ha fatto ripartire un’economia in profonda crisi, ma la sua riforma sanitaria non sta dando i frutti sperati”.

Stand 4 What diventa quindi un viaggio complesso e probabilmente anche contraddittorio, che parte dalle periferie metropolitane e arriva a Jay Z e Beyoncé passando per le espressioni più attuali del rap cosciente e “letterario” di Kendrick Lamar e Childish Gambino. Suggestivamente, il percorso parte dal Wakanda, lo stato africano immaginario del film Black Panther, simbolo di come sarebbe potuta essere la vita di quelle popolazioni senza colonialismo, schiavitù, razzismo. Ma le rappresentazioni del cinema e della rete non sono sufficienti a creare un vero movimento di popolo: “non voglio essere un hashtag”, recita il cartello sollevato da uno dei manifestanti nelle fotografie che accompagnano il testo. E quindi la conclusione, senza svelare troppo, diventa una sorta di mappatura dei luoghi e delle persone che stanno concretizzando la lotta e la sua espressione socioculturale.

Stand 4 What è per tutti questi motivi una lettura consigliatissima che – tra le altre cose – riesce a rimanere scorrevole anche nell’apparente frammentarietà dei temi e delle testimonianze raccolte. Da segnalare, infine, anche il sito dell’autore, www.hiphopreader.it, che raccoglie una nutrita e interessante serie di articoli e abstract ovviamente gratuiti.

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