Il Parlamento Ue si spacca sulle sanzioni all’Ungheria. Il voto per attivare l’articolo 7 del Trattato Ue per “rischio di grave violazione dello Stato di diritto” è previsto a Strasburgo per il 12 settembre e si attende di capire come si comporteranno i singoli partiti. La prima rottura è quella tra gli alleati di governo in Italia: se infatti la Lega ha deciso di difendere Viktor Orbán e quindi votare contro l’avvio della procedura di intervento, dall’altra i 5 stelle hanno fatto sapere che manterranno la linea già espressa in commissione e si esprimeranno a favore delle sanzioni. A fianco del Carroccio si è esposto anche l’ex alleato di Forza ItaliaSilvio Berlusconi in persona, hanno dichiarato fonti del suo staff, ha telefonato a Orbán ribadendo la sua amicizia e l’appoggio al partito. Nessuna indicazione di voto per il momento dal Ppe, il Gruppo dei Popolari al Parlamento europeo di cui fa parte anche Fidesz, il partito di Orbán: fonti interne a ilfattoquotidiano.it hanno rivelato che la maggior parte dei loro eurodeputati diranno “sì” alle sanzioni. “La mia famiglia politica deciderà stasera sul voto di domani”, è stata la dichiarazione del leader del Ppe Manfred Weber, “ma voglio dire a tutti che se non ci sarà la disponibilità a risolvere tutti i problemi da parte del governo ungherese, si farà scattare l’articolo 7.1”.

Orbán dal canto suo non solo si è difeso dicendo che quello contro di lui è “un ricatto delle forze pro immigrazione”, ma ha anche rivolto il suo apprezzamento per le nuove politiche migratorie dell’Italia. Intervenendo in plenaria a Strasburgo alla vigilia del voto ha esordito: “Voi vi siete già fatti un’idea e il mio intervento non vi farà cambiare opinione ma sono venuto lo stesso”. Quindi ha accusato: “Non condannerete un governo, ma l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea. Sono qui per difendere la mia patria. L’Ungheria sarà condannata perché ha deciso che non sarà patria di immigrazione. Ma noi non accetteremo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione: difenderemo le nostre frontiere, fermeremo l’immigrazione clandestina anche contro di voi, se necessario”. E ha attaccato: “Ho accettato compromessi” sul sistema giudiziario e elettorale, ma “questa relazione (quella che verrà votata il 12 settembre ndr) vuole buttare alle ortiche accordi conclusi da anni”. “State dando un colpo grave al dialogo costruttivo”, sottolineando che la relazione del parlamento sull’Ungheria “contiene 37 errori”. Infine replicando dopo gli interventi degli eurodeputati, ha parlato anche dell’Italia: “Sulla migrazione sono disposto a cooperare con qualsiasi governo che vuole difendere le frontiere, non è per me una questione partitica, e devo dire che mi tolgo il cappello di fronte agli italiani per il coraggio che stanno avendo e hanno avuto per quanto hanno fatto”. E, in conferenza stampa, ha parlato del suo rapporto con Salvini: “Ha un carattere non partitico, noi collaboriamo a livello di governo. Salvini è il ministro degli Interni ed è molto deciso e risoluto a proteggere le frontiere, io lo appoggio al 100 per cento”. Per Orban il “dibattito di oggi al Parlamento europeo è stato assurdo”: “Cinque mesi fa da noi ci sono state le elezioni e gli ungheresi hanno deciso, ora arriva il Parlamento europeo e cerca di capovolgere le decisioni degli ungheresi o costringere il governo dell’Ungheria a rinunciare al compito che gli era stato conferito dal popolo”.

Sul fronte della politica italiana da segnalare la spaccatura annunciata tra 5 stelle e Carroccio. I grillini infatti voteranno per le sanzioni all’Ungheria. Una posizione nettamente opposta a quella di Salvini che, come confermato a ilfattoquotidiano.it, non solo non è mai stata messa in discussione dai vertici M5s ma pure per il momento non crea particolari tensioni con il Carroccio e piuttosto assumerà nuovi significati alla luce delle Europee. “Nessun problema se il M5s vota a favore”, ha dichiarato Salvini, “ognuno è libero di scegliere cosa fare: la Lega in Europa sceglie la libertà”. Il vicepremier del Carroccio, che solo poche settimane fa ha ricevuto il premier ungherese a Milano, aveva annunciato in mattinata il voto contrario dei suoi: “Non si processano i popoli”, è stata la motivazione, “e i governi liberamente eletti, soprattutto se vogliono controllare un’immigrazione fuori controllo”. La divergenza di opinioni tra Lega e M5s in proposito non è una novità: i 5 stelle nonostante il contratto di governo firmato con il Carroccio hanno più volte preso le distanze da Orbán ribadendo che i suoi incontri con Salvini sono politici e non istituzionali. Il primo a smarcarsi dal premier ungherese era stato il presidente della Camera Roberto Fico e a seguire anche i gruppi parlamentari e lo stesso Luigi Di Maio. Il voto questa volta più che mai, hanno specificato i 5 stelle, sarà nel merito e non politico. “Vogliamo denunciare questa Europa ipocrita”, hanno scritto i grillini in una nota. “Per noi Orbán, Macron, Merkel e Junker sono fatti della stessa pasta. Hanno lasciata sola l’Italia perché non aprono i loro porti e non accettano i ricollocamenti  dei migranti. Il Movimento 5 stelle è in Europa per difendere gli  interessi degli italiani”. Quindi nel merito: “La relazione della europarlamentare Sargentini”, quella sui cui l’Aula si esprimerà per attivare la procedura, “denuncia alcuni dati di fatto che non possono essere ignorati: diritti costituzionali messi a repentaglio, indipendenza della magistratura compromessa, diritti delle minoranze calpestati, corruzione endemica dell’amministrazione, conflitti di interessi di componenti del governo”. Tuttavia, hanno concluso gli eurodeputati M5s, “contestiamo l’ipocrisia dell’Unione europea che per agire aspetta che queste violazioni diventino gravi, sistematiche e reiterate piuttosto che prevenirle. Dov’era l’Europa quando Silvio Berlusconi veniva indagato, processato e condannato?”. E ancora: “Dov’era l’Europa quando veniva approvata a colpi di maggioranza la vergognosa riforma costituzionale Renzi Boschi Verdini che ammazzava i diritti dei cittadini?”.

Il voto sulle sanzioni all’Ungheria mette di nuovo a dura prova la tenuta del gruppo dei Popolari a Bruxelles. Quello di domani si preannuncia per loro un nuovo esame, in vista delle elezioni europee di maggio 2019, dopo la spaccatura provocata dalla candidatura a Presidente della Commissione del capogruppo a Bruxelles, Manfred Weber, che ha dichiarato di voler intavolare un dialogo con partiti e movimenti sovranisti europei. Alla fine dell’intervento di Viktor Orbán a Strasburgo gli applausi sono arrivati solo dall’ala dei sovranisti. Facce scure tra i tavoli del Ppe, questo perché ancora non è chiara la posizione da tenere: la volontà sarebbe quella di confermare il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo che ha chiesto ai deputati di esprimersi in favore delle sanzioni, ma il leader ungherese è però un membro importante del gruppo e i Popolari non possono permettersi di perderlo proprio in vista delle elezioni europee. Questa indecisione la si percepisce anche dalle parole di Manfred Weber che nei giorni scorsi ha dichiarato di voler dialogare maggiormente con Orbán e il gruppo di Visegrád ma, allo stesso tempo, di non voler concedere sconti in materia di diritti umani, nemmeno ai membri del Ppe.

Il 12 settembre l’Aula voterà sul rapporto dell’europarlamentare olandese verde Judith Sargentini sulla situazione in Ungheria, che raccomanda al Consiglio di aprire la procedura che può portare, in teoria, a sanzioni per i Paesi che violano lo Stato di diritto. Sarebbe la prima volta che il Parlamento Europeo raccomanda l’apertura di una procedura simile (quella nei confronti della Polonia è stata avviata su iniziativa della Commissione), ma occorre una maggioranza dei due terzi dei votanti, non semplice da ottenere. Nel merito è intervenuto anche il vicepresidente della commissione Ue Frans Timmermans: “Sfortunatamente la Commissione europea condivide le preoccupazioni della relazione sull’Ungheria”. Per l’imposizione di eventuali sanzioni contro l’Ungheria l’ultima parola spetterà poi al Consiglio Europeo, cioè ai leader dei Paesi Ue che si riuniscono senza il collega del Paese oggetto della procedura. In quell’occasione sarà quindi il premier Giuseppe Conte a stabilire la posizione italiana. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate sull’argomento, ricordano che comunque bisogna aspettare il voto. Se e quando la procedura arriverà al Consiglio Ue – concludono le stesse fonti – il governo italiano farà le sue valutazioni. L’articolo 7 prevede due meccanismi ‘punitivi’. Nel primo caso, che si applica in presenza di “grave rischio” di violazione dei valori Ue, è previsto il varo di misure preventive che devono essere approvate dai quattro quinti degli Stati membri. Nel secondo caso, che scatta se i capi di Stato e di governo riconoscono che c’è stata una violazione “seria e continuata” dei valori Ue, le sanzioni – che possono arrivare anche alla sospensione del diritto di voto – devono essere approvate dal Consiglio Europeo all’unanimità.

In Italia intanto protestano le opposizioni. “La destra italiana compatta su Orban”, ha scritto su Twitter il segretario Pd Maurizio Martina, “quello che alza i muri, quello che dice i rifugiati sono un problema degli italiani. Sovranisti a casa nostra, zerbini in Europa”. Così anche l’europarlamentare Pina Picierno: “E’ uno spettacolo indegno quello offerto dalle destre italiane sul caso Orban. Salvini e Berlusconi si ritrovano uniti nell’avversare la risoluzione che prevederebbe l’attivazione dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione Europea contro le storture alla democrazia applicate dal governo ungherese. Il ministro dell’Interno confonde la ‘libertà’ di Orban di fare ciò che vuole con lo Stato di diritto, e Forza Italia si piega ancora una volta agli interessi del suo padre padrone. In tutto questo il M5s dice che voterà a favore della risoluzione perché preoccupato per lo Stato di diritto. Peccato che, insieme al migliore amico di Orban, stia trasformando l’Italia nella succursale meridionale dell’Ungheria e degli altri di Visegrad”.