È possibile un mondo senza cannucce di plastica? Gabriella Silvestri, biologa italiana residente in Svizzera sta cercando di arrivarci: la sua idea di cambiamento parte da un luogo sconosciuto dell’Oceano Indiano: Rodrigues Island. Gabriella ha appena lanciato una campagna di crowdfunding per sostituire le dannosissime cannucce di plastica con quelle di bambù proprio partendo dall’isoletta, di circa 40mila abitanti, al largo della costa nord-est di Mauritius. La bevanda preferita sull’isola? Ovviamente l’acqua di cocco, da bere rigorosamente dai cocchi appena colti. Con una cannuccia. Di plastica, appunto. Che impiega anche 2 secoli per degradarsi, rilasciando sostanze chimiche tossiche per l’ambiente.

Dopo studi e ricerche Gabriella ha scoperto che negli ultimi 7 anni più di un milione di cannucce sono andate a finire nell’Oceano. Da lì l’idea di lanciare un progetto con un’alternativa alla plastica, che fosse biodegradabile, biologica, riutilizzabile, a bassissimo costo. Ha fabbricato così delle cannucce di bambù: “Un progetto, per porre un freno all’inquinamento marino provocato dalla plastica, presentato anche al governo dell’isola. Ho elaborato un project plan, con budget e tempistiche – continua Gabriella Silvestri – Lo sviluppo del progetto avverrà grazie ad una Ong locale che dà lavoro ai disabili che coltiverà in maniera sostenibile il bambù. Questo progetto rientrerà negli obiettivi delle Nazioni Unite per l’agenda del 2030 dove sono elencati i 17 SDGs (Sustainable development goals) a livello globale”.

Il crowdfunding su GoFundMe serve per raccogliere il budget necessario: servono fondi per iniziare la produzione, per la formazione tecnica per lavorare il bambù, per l’acquisto dei macchinari, per dare uno stipendio alle persone coinvolte nel progetto e per permettere l’esportazione delle cannucce al di fuori dell’isola.

Quello delle cannucce di plastica potrebbe sembrare un problema banale, ma le dimensioni del fenomeno sono spaventose: in tutto il mondo se ne consumano un miliardo al giorno, 500 milioni al giorno solo negli Stati Uniti. In Europa, invece, le cannucce sono tra i primi cinque rifiuti raccolti sulle coste. Questi oggetti minuscoli finiscono nell’Oceano, dove restano per centinaia di anni, sminuzzandosi in pezzi sempre più piccoli e divenendo “microplastica”. Questa plastica viene trovata nello stomaco del 71% di uccelli marini e del 30% di tartarughe. Il 15-20% delle specie marine che finiscono sulle nostre tavole contengono microplastiche.