Fino a poco tempo fa il tacco basso era una contraddizione in termini. Sotto i dieci centimetri, che tacco è? Il tacco della nonna, un po’ sfigato, buono al massimo per l’ufficio. Il diktat era: o dodici centimetri di puro dolore, o rasoterra. Aut aut. Fine. Poi la sneaker ha cominciato a essere sdoganata di giorno e di sera, anche sotto le gonne. Ma sul tacco no, nessun compromesso. E poi, la rivoluzione: perfino in passerella sono comparsi i tacchi bassi. Rocchetti, o squadrati, tre o quattro centimetri al massimo. La consacrazione finale arriva dalla regina delle fashion blogger, Chiara Ferragni, che ha scelto un tacco a rocchetto per il giorno del suo matrimonio (mica un giorno qualunque!). Sotto l’abito bianco indossava delle scarpe modello Chanel (sempre Christian Dior, come il vestito) personalizzate con il suo nome “J’Adior Chiara”

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Inizialmente proposto da Chanel (da cui prende il nome) è un modello di scarpa che richiama un’eleganza di altri tempi. Affilata in punta, con il tallone scoperto, il cinturino dietro alla caviglia e un tacco basso e sottile reclinato indietro: variante del famoso kitten heels, il preferito di Audrey Hepburn. Popolarissimo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il tacco a rocchetto, è improvvisamente spuntato in tutte le collezioni haute couture dopo vent’anni d’assenza: Prada, Valentino e ovviamente Dior, che ne ha disegnato un modello speciale, coordinato all’abito da sposa di Chiara Ferragni. Cambio d’abito per il luna park: via l’abito da principessa, sotto il corpetto una gonna rigida e corta come il tutù di una ballerina. Ai piedi, via i tacchi: Chiara indossava una slingback Dior: variante più modaiola della ballerina, con la punta e il cinturino allacciato dietro alla caviglia, sopra il tallone scoperto.

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Vero must have dell’anno, riproposta anche in collezioni più accessibili: quest’anno bello è comodo (come un accento a volte cambia tutto). Sneakers, slippers rasoterra, slingback, stivaletti con il tacco basso e squadrato: per l’autunno che verrà c’è l’imbarazzo della scelta. Perfino santa Carrie Bradshaw, protettrice del tacco dodici, è scesa al piano terra: Sarah Jessica Parker, che in Sex And The City trottava su e giù per la Fifth Avenue calzando Manolo Blanhik dall’alba al tramonto (e dal tramonto all’alba) alla fine ha ammesso che i tacchi alti le hanno rovinato i piedi. Kristen Stewart si è sfilata le Laboutin sul tappeto rosso di Cannes e ha proseguito agile e scalza. Prima di lei, Emma Thompson era salita sul palco dei Golden Globes con un bicchiere in una mano e i tacchi nell’altra: “Mi sono tolta i tacchi alti come protesta femminista”. Anche Emily Blunt aveva protestato contro il dress code della Croisette che impone agli uomini il papillon e alle donne i tacchi alti. Era il 2015, Isabella Rossellini se ne infischiava e sfilava con le slippers di velluto. L’anno dopo, Julia Roberts si presentò elegantissima a piedi nudi. Perché lo stiletto, croce e delizia dell’altra metà del cielo, dev’essere un vezzo, un piacere, una scelta di stile. Ma mai un obbligo, visto lo sforzo che richiede. E se Chiara Ferragni si sposa su comodi, onesti e discreti tacchi bassi, anche noi comuni mortali possiamo smettere di stare scomode.

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