Pinocchio aveva il grillo parlante, Zero ha un gigante armadillo “consigliante”. Un po’ più ingombrante se te lo tieni in casa, ma sul valore della sua saggezza nessuna obiezione. Anche perché a 27 anni è giunta l’ora per un ragazzo di diventare un uomo e i validi consigli sono sempre benvoluti. La Profezia dell’Armadillo è finalmente a Venezia – concorrente a Orizzonti – ma del suo creatore Zerocalcare neanche l’ombra. Al Lido non è venuto, la versione ufficiale è che “vuole tenersi da parte” (e l’ha fatto capire con “disegnetti” sui social) ma dietro le quinte potrebbe celarsi una non adesione totale al film che si ispira al suo omonimo fumetto bestseller. Vero è che inizialmente la regia era affidata a Valerio Mastandrea – cofirmatario della sceneggiatura con lo stesso Michele Rech (Zerocalcare), Oscar Glioti e Johnny Palomba, ma poi l’attore si è defilato lasciando il posto al regista-Fandango Emanuele Scaringi. Già, perché alla produzione c’è un convinto Domenico Procacci, il “nume tutelare” dei fumettari dal momento che ha prodotto anche il film di GiPi, passato in Mostra qualche giorno fa.

Nei panni di Zero c’è il volto bello di Simone Liberati (la rivelazione di Cuori puri), in quello dell’amico Secco il sorprendente Pietro Castellitto, con dei tempi comici perfetti. E poi tante star come Laura Morante quale mamma di Zero, Adriano Panatta in un cameo di esemplare comicità, Claudia Pandolfi come suora, Kasia Smutniak come operatrice ecologica. Ma soprattutto c’è Valerio Aprea e non si vede, perché lui è l’armadillo che si lascia andare: “Interpretando l’armadillo spero di non fare la fine del Jar Jar Binks di Star Wars, ovvero di non ricevere troppe minacce di morte”. Scaringi, ben consapevole di portare da solo un peso non indifferente (senza Mastandrea, senza Zerocalcare…) ma con un sodalissimo Procacci, è nutrito dalla speranza di fedeltà allo spirito della fonte originaria “è la mia opera prima, un film piccolo e indipendente, tratto da un fumetto di successo sulla vita dell’autore, spero di aver raccontato in modo fresco i personaggi e unire l’elaborazione del lutto con il tono di commedia”.

Al centro del racconto, infatti, è proprio la presa di coscienza della morte prematura di Camille, un amica di pre-adolescenza di Zero divenuta poi il suo primo amore inconfessato; quando Zero viene a conoscenza della tragedia inizia un percorso di recupero della memoria di sé e, in tal senso, di passaggio all’età adulta. Ma per arrivare alla climax di questo cammino, la strada è piena di ostacoli, buche e ciotolati, esattamente come le arterie e i marciapiedi di una Roma “location-personaggio” della vicenda. Il tutto, infatti, è animato dalle atmosfere caciarone e scanzonate della periferia capitolina, con riferimenti “culturali” spesso estranei per chi non conosce Roma in profondità. E questo è uno dei tanti limiti di questa commedia agrodolce di formazione, densa di atmosfere e simpatia ma priva di una colonna vertebrale drammaturgica su cui poggiare. Certo, tutto torna alla fine, ma la sostanza del film è davvero paragonabile a una leggera brezza marina: piacevole ma dimenticabile. La Profezia dell’Armadillo uscirà il 13 settembre nei cinema.

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