La conquista della frontiera, la vita da carovana, la caccia all’oro, la tradizione orale, la nascita delle banche, la giustizia fai-da-te con l’uso smodato delle armi. In sintesi, la formazione identitaria ab origine del popolo americano secondo Ethan & Joel Coen. Una tematica che se filtrata nel cinema non poteva esimersi dall’appartenere al genere Made in USA per eccellenza, il western. Ecco la sintesi di The Ballad of Buster Scruggs, il 18° lungometraggio scritto, diretto e prodotto dal magico duo fraterno che ha scelto il concorso della Mostra veneziana per la premiere mondiale. Certo, forse li avremmo visti a Cannes come loro tradizione, peccato che il festival diretto da Thierry Fremaux abbia posto il veto a Netflix, che ha coprodotto e programmerà il film sulla propria piattaforma. Dunque ecco l’ennesimo titolo siglato dal gigante del web inserito nel magistrale programma messo a punto da Alberto Barbera.

I Coen Bros, che sostengono Netflix in quanto “più si è e meglio è nell’industria cinematografica” si appellano a questo giro a un formato per loro inedito, quello del film antologico, altrimenti detto “a episodi” che nella fattispecie sono sei. “Ci piaceva replicare un formato così pop negli anni ’60 e ’70 specie nel cinema italiano” spiegano sottolineando che le storie da loro scritte si rifanno ad antichi racconti “letti e riletti negli anni”. Sei “favole del vecchio West” assai eterogenee fra loro, anche nel tono, e che in qualche modo rievocano i filoni del macrogenere western, appunto. “Certamente abbiamo incluso lo spaghetti western che adoriamo, lo trovate nell’episodio Near Algodones che vede protagonista un ironico James Franco nei panni di un rapinatore di banche” confortano Ethan e Joel precisando comunque di non aver cercato razionalmente di ispirarsi “a questo o quell’altro titolo, tutto è arrivato per assorbimento accumulato.. personaggi, tono e look di ogni capitolo ci sono arrivati così, inconsciamente”.

Sfogliando come un vero libro di fiabe “la ballata western” dei Coen, ci si trova a ridere fino alle lacrime nel primo episodio omonimo al titolo complessivo, a divertirsi nel secondo sopra citato con Franco, a sospirare per lo struggente Meal Ticket ambientato fra le gelide nevi del Nebraska con il triste destino di un attore itinerante senza braccia né gambe, a tifare per un vecchio ma cocciuto Tom Waits cercatore d’oro nella magnifica valle verdeggiante di All Gold Canyon, a sperare per la protagonista (Zoe Kazan) del road movie (in carovana) verso l’Oregon The Gal Who Got Rattled fino ad inquietarsi nella cabina di una carrozza funebre nel finale The Mortal Remains. Dai torridi canyon fino alle innevate foreste, i fratelli Coen mettono a punto una sinfonia in sei movimenti che si accumulano e accomunano nella comprensione di una nostalgia verso quel Sogno Americano purtroppo infranto dal dio denaro, di fronte al quale si può arrivare a sostituire una gallina “che sa contare” a un attore che declama Shakespeare.

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