Uno decretò la bontà del progetto di Autostrade per la ristrutturazione del Ponte Morandi da provveditore alle opere pubbliche e ora presiede la Commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture. L’altro era uno dei membri della comitato tecnico amministrativo presieduto dal primo e pure lui diede il via libera, anche se lo scorso 1° febbraio sottolineò che i metodi usati dalla concessionaria per indagare lo stato del degrado del pilone 9 rischiavano di “sottostimare” l’usura. Anche lui è al lavoro con la commissione ministeriale ed entrambi potrebbero essere convocati dai magistrati che indagano sul crollo del viadotto dell’A10. Il terzo, con Autostrade, ci ha addirittura collaborato in due occasioni, tra il 2009 e il 2013, percependo 70mila euro. E come gli altri due siede nella commissione nominata da Danilo Toninelli per individuare “eventuali inadempienze del concessionario” e i risultati del loro lavoro, lo ha detto lo stesso ministero nel comunicato con cui annunciava il decreto di nomina, “entreranno nella valutazione per la procedura di un’eventuale revoca della concessione” ad Autostrade.

Così sull’architetto Roberto Ferrazza, nonché sull’ingegnere Antonio Brencich e su Bruno Santoro, dipendente dello stesso Mit, si è allungata l’ombra del conflitto d’interesse. Ragioni di opportunità, non certo di legalità. Perché tutti, in qualche modo, hanno incrociato ufficialmente la storia del viadotto Polcevera o di chi lo gestiva. Dopo che quella relazione firmata anche da Ferrazza e Brencich è stata acquisita dalla procura di Genova nell’ambito dell’indagine penale, da diverse parti – compreso il capogruppo di Fi alla Commissioni Trasporti della Camera, Diego Sozzani – si è sollevata la richiesta di una decisione forte da parte delle Infrastrutture e Trasporti. “Stiamo valutando l’eventuale sostituzione di uno, due membri”, spiegava lo staff del ministro Toninelli lunedì sera a Ilfattoquotidiano.it.

Quello che sembra rischiare di meno è Santoro, perché le sue consulenze, oltre a essere legittime, vengono ritenute una prassi in ambienti ministeriali: “Praticamente il 60, 70 per cento dei funzionari ne ha svolte”, spiegano. Più complicata la situazione di Ferrazza e Brencich, anche perché nei prossimi giorni i magistrati guidati dal procuratore Francesco Cozzi inviteranno i due commissari nei propri uffici, come persone informate sui fatti, per chiarire alcuni passaggi di quel documento approvato mesi fa dal quale si evince che l’apparato ministeriale fosse al corrente del “degrado” del ponte.

Negli scorsi giorni Ferrazza si era detto disponibile a un “passo indietro”, pur rivendicando la bontà del lavoro svolto e, sul punto della conoscenza dello stato di degrado degli stralli, finiti sotto accusa come possibile principale causa del crollo, ha spiegato: “Se una persona ha un deficit motorio del 20% non è detto necessariamente che non cammini più. Ma può bastare una stampella per aiutarla a farlo con regolarità”. Di certo, la struttura che Ferrazza presiede sapeva e ora sarà lui stesso a guidare la Commissione ispettiva che dovrà rintracciare le “eventuali inadempienze” di Autostrade nelle prossime quattro settimane verificando “cause e circostanze del cedimento”. Un cortocircuito, soprattutto con la procura pronta a chiedere conto anche agli ispettori del Mit di quanto scritto lo scorso febbraio.

Martedì Ilfattoquotidiano.it è tornato a sollecitare il ministro Toninelli su quella che ha tutti i contorni di una decisione politica per difendere l’autonomia e la trasparenza nel lavoro della Commissione ispettiva, che nel frattempo sta continuando il proprio lavoro avendo un mese di tempo per chiudere l’indagine. E dal suo staff è giunta nuovamente la stessa risposta: “La valutazione è in corso, non è stata assunta ancora alcuna decisione. Ma ci saranno novità a breve“. Forse concomitanti con l’accelerazione della procura di Genova: se le strade dell’inchiesta penale e amministrativa dovessero incrociarsi, il ministero delle Infrastrutture non si farà trovare impreparato.

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