Tutta l’equipe medica del reparto di Terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili di Brescia è indagata per la morte, avvenuta lo scorso martedì, del bambino nato prematuro deceduto a causa del batterio serratia marcescens, contratto in ospedale. L’accusa ipotizzata dalla procura bresciana, che ha definito l’iscrizione “un atto dovuto”, è quella di omicidio colposo.

L’autopsia sul corpo del bambino è stata eseguita lunedì mattina per accelerare i tempi di restituzione della salma alla famiglia. Sotto accusa sono finite 16 persone tra cui medici e infermieri.

Nel reparto in cui era ricoverato il bimbo sono stati diagnosticati 10 casi di contagio. I primi due, aveva spiegato l’ospedale in un comunicato, “sono andati progressivamente migliorando ed attualmente sono in via di risoluzione”. Il piccolo deceduto, invece, “ha sviluppato segni clinici da shock settico ed un quadro clinico che è progressivamente peggiorato e, nonostante la terapia antibiotica a largo spettro e tutte le cure intensive prestate, in data 6 agosto ha cessato di vivere”.

Dai tamponi di sorveglianza eseguiti a tutti i neonati degenti nel reparto a partire dal 20 luglio “sono stati successivamente identificati altri dieci casi (dal 20 luglio a 6 agosto) di positività per serratia marcescens, dei quali uno ha presentato quadro clinico di infezione delle vie urinarie dal medesimo germe”. Tre neonati colpiti dal batterio sono già stati dimessi, mentre altri sei sono ancora ricoverati. Tra questi, c’è anche il gemellino del bebè deceduto.

La Procura dopo l’autopsia del bebè deceduto ha disposto il nullaosta alla sepoltura e i funerali saranno organizzati per metà settimana. “Chiediamo il rispetto del nostro dolore e allo stesso tempo chiediamo agli organi di informazione di non partecipare ai funerali del nostro bambino” hanno fatto sapere all’ANSA attraverso il loro avvocato, Chantal Frigerio, i genitori del piccolo deceduto.