Oltre alla tripletta dorata di Tre manifesti a Ebbing, L’ora più buia e The Post, l’ultima edizione degli Oscar ci ha lasciato tre giganti che resteranno negli annali anche per aver trattato un tema in particolare, magari considerato il più scontato da molti, però il più universale per qualunque cineasta. Proprio per questo motivo dire qualcosa di sensato o addirittura di struggente o soltanto originale sull’amore è impresa non facile.

Guillermo Del Toro lo ha fatto avvolgendo intorno a una Baltimora dei primi anni’60 il velo sottile della Guerra fredda con elementi fantasy. La love story più improbabile unisce con la semplicità di una favola due profonde diversità, quelle di una donna muta e di una creatura acquatica tenuta prigioniera in un laboratorio militare come un mostro. Se ne La forma dell’acqua empatia e sentimenti per i personaggi portavano anche a picchi di sana commozione cinematografica, nella versione blu-ray i contenuti extra schiudono prosaicamente molta di quella magia.

“L’amore e l’acqua sono le cose più malleabili e potenti dell’universo” afferma in un contributo il regista messicano (chissà se Donald Trump ha visto il film). In circa un’ora di minutaggio si scoprono le ricostruzioni sceniche, la sequenza di sesso con l’uomo pesce in un bagno letteralmente posato in una piscina-set, più i 30 chili d’acqua imbarcati dalla tuta di Doug Jones, l’attore che ha impersonato anche altre creature fantastiche per Del Toro. Intorno all’estetica del mostro c’è un lunghissimo lavoro d’equipe con la meticolosità del regista in testa, anche per i dettagli della tuta progettata per la creatura. “Il suo volerla rifinita è contagioso”, il parere sul regista di Shane Mahan, supervisore agli effetti e co-designer della creatura.

Dalle ispirazioni alla salamandra di fiume ai colori aggiunti per l’animazione si va fino al set per la scena del ballo. In stile musical anni d’oro, rigorosamente in bianco e nero, più la presenza di un’orchestra live. “Un buon compositore non evidenzia mai. Rivela sempre”, confessa Del Toro su Alexandre Desplait, che per la colonna sonora ha utilizzato anche molti flauti e fischi umani. L’effetto di tutto ciò è la meraviglia per un’officina incantata che resta aperta, per spettatori da divano e addetti ai lavori, anche con una masterclass tenuta dal cast tecnico e proposta integralmente nell’ultimo capitolo extra.

Nel 2000 l’amore gay aveva superato le barriere del cinema globale con il Brokeback Muntain di Ang Lee. Luca Guadagnino parte invece dal romanzo d’iniziazione sentimentale Chiamami col tuo nome di André Aciman. L’omosessualità dei protagonisti è solo un dettaglio di un lavoro memorabile. Qui si tratta del primo amore che ti cambia e che ti strugge. Segreti su estetica a grande schermo e racconto sensuale dell’amor giovane sono svelati in parte nei commenti audio della versione home video da Timothée Chalamet e Michael Stuhlbarg, presenti in video nel breve capitolo Making of.

Da qui i discorsi del regista intorno alle tecniche di ripresa (35mm più reflex) fanno convivere pellicola e digitale, il vero futuro, ma le rivelazioni migliori sono quelle sulla narrazione scritta, e quindi l’Oscar alla sceneggiatura di James Ivory. Piccola chicca finale sta nella conversazione di attori e regista con Kyle Buchanan del New York Magazine e domande del pubblico a margine. È qui che escono al sole aneddoti e curiosità dal set che affascineranno ulteriormente i cinéphiles e appassionati del film.

La terza declinazione di questi amori da Oscar è Il filo nascosto. Pur con una sola statuetta, ai costumi, l’opera di Paul Thomas Anderson è monumentale nel tratteggiare l’amore ossessivo e necessario nel quale s’incontrano il sarto di Daniel Day Lewis e la cameriera sua sposa Vicky Krieps. La loro relazione è seducente quanto autodistruttiva, sempre fortemente sbilanciata su uno dei due, e non sempre la stessa persona. Con quelle performance gli attori impugnano la perfezione strizzando anche il pudore e la sopportazione dello spettatore in uno scontro tra i sessi di quelli che lasceranno il segno nella storia del cinema.

Riguardo alla versione su disco, nei contenuti speciali non lunghissimi si lavora principalmente in qualità. In Prove di scena sono illustrati gli step del regista, qui per la prima volta direttore della fotografia non accreditato, nel maneggiare colori, luci e pellicole da utilizzare. Un piccolo tour nel lavoro più stretto di un creatore d’immagini tra i migliori viventi. Invece il capitolo For the hungry boy raccoglie scene tagliate regalando scenari ampliati che rendono meglio l’idea di economia del racconto da parte dell’autore.

Il Dietro le quinte allora si riduce a semplice album con eleganti scatti dal set. Sintesi d’amore tormentato tra uomo e donna, ma d’altra parte pure d’amore per il cinema in senso assoluto, per raffinatezza formale, stile asciutto, impeccabilità d’ogni messa in scena, composizione drammaturgica minuziosamente cadenzata, potente coinvolgimento emotivo, coerenza armonica in ogni reparto e pura bellezza in ogni singolo fotogramma, Il filo nascosto può considerarsi uno dei migliori film della stagione, se non forse il migliore in assoluto.