Dieci giorni fa una persona “normale” spara “per aria” con un fucile a piombini e per un raro miracolo della balistica colpisce alla schiena una bimba rom che era in braccio alla madre, lì sotto casa. La bambina rischia la paralisi.

Ieri le forze dell’ordine hanno sgomberato i 300 abitanti di Camping river, e hanno trascorso la notte per strada, donne, uomini e bambini senza più nulla di certo se non quello di aver perso tutto ciò che avevano.

Sembrano due fatti slegati, mentre sono la faccia della stessa medaglia: l’intolleranza verso l’altro come risposta alle proprie frustrazioni alimentate da dieci anni di campagne d’odio. Per cui gli immigrati possono crepare in mare e gli “zingari” devono essere resi nomadi a forza di sgomberi perdendo tutto: lavoro, scuola, relazioni. Ma la persona “normale” non si accontenta di sparare piombini contro “negri” e “zingari”, c’è anche chi in televisione normalmente dice: “io avrei sparato con un proiettile” precisando al giornalista (esterrefatto) che non se ne vergogna proprio.


L’incontro tra il sindaco Raggi e il superministro Salvini ha promesso al grido “legalità legalità” drastici interventi contro l’abusivismo abitativo a Roma e la chiusura dei campi rom. Interventi che nelle condizioni di una crisi che coinvolge 30mila persone provocherebbero una bomba sociale insostenibile. Che senso ha aggiungere a queste situazioni drammatiche qualche altro centinaio di famiglie rendendo ancora più drammatica la situazione, con costi sociali altissimi e con sperpero di danaro pubblico senza alcun risultato?

Ma non basta: la chiusura di Camping river alla crudeltà aggiunge insensatezza con la distruzione dei moduli abitativi di proprietà del Comune da parte degli uomini dello stesso Comune e arroganza istituzionale con il disprezzo nei confronti della sentenza Corte dei diritti dell’uomo che aveva imposto la sospensione dello sgombero chiedendo la documentazione sulle alternative sociali proposte, alternative che non ci sono.

Oggi di fronte al disastro umano dello sgombero violento dell’insediamento di Camping river è amaro dire “l’avevamo detto” di fronte alle famiglie accampate su materassi di fronte ai cancelli di quello che era stato per anni un campo regolare ben curato con la più alta frequenza scolastica. Erano ovvie le ragioni del fallimento: l’arroganza la incompetenza di chi quel piano ha “elaborato” nel chiuso di un ufficio senza confronto con altre esperienze e soprattutto senza coinvolgimento di chi ne era destinatario, sapendo benissimo che in questo modo non ci sono alternative socialmente sostenibili allo sgombero.

Le stesse ragioni avevano portato al fallimento del piano della giunta Moratti a Milano: chiusura progressiva dei campi regolari con interventi di sostegno al rimpatrio assistito, all’abitare in immobili di edilizia convenzionata, fumo su ipotesi di sostegno al lavoro con un impegno di spesa di decine di milioni di euro, residuo della “emergenza Rom” decretata dal ministro dell’interno, Maroni. Il primo intervento, nel 2011, riguardò la chiusura di tre campi di rom rumeni e uno di rom bosniaci: complessivamente circa 600 persone di cui 300 minori con buona frequenza scolastica. Risultato: il rimpatrio assistito si è rivelato fallimentare, quelli che se ne sono serviti sono tornati finito il finanziamento, l’inserimento abitativo di 25 famiglie è terminato con la fine del sostegno perché il vero buco del piano era la totale assenza di progetti di inclusione lavorativa. Quindi quasi tutti coloro che vivevano in un campo regolare coi figli regolarmente frequentanti ancora oggi fanno parte di quei 1000-1500 rom che vivono in insediamenti abusivi, costretti a un nomadismo forzato da continui sgomberi che rendono sempre più precarie le condizioni e impossibile ogni inclusione.

E ora? Le persone normali di fronte a un proprio fallimento si fermano, ci pensano e fanno un passo indietro. Dubitiamo che chi ha progettato il Piano sia di questo tipo.

Comunque, un consiglio lo vogliamo dare alla sindaca Raggi: blocchi il piano e i relativi finanziamenti, licenzi la gente incapace che lavora per lei. Faccia riferimento alla Strategia nazionale per l’inclusione di rom, sinti e caminanti, approvata dal governo italiano nel 2012 e tuttora in vigore, e avvii un percorso che sia condiviso in primo luogo con i diretti interessati, applicando le indicazioni della Strategia riferite ai quattro assi: lavoro, casa, scuola e salute. Esiste persino, per chi non lo sapesse, presso la presidenza del consiglio un Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, deputato, finora con scarso successo, grazie a arroganza e stupidità variamente diffusa, alla sua applicazione.

Ascolti il nostro consiglio, sindaca Raggi, senz’altro non potrà fare peggio di così.