Con qualche dichiarazione di Salvini si può anche essere parzialmente d’accordo. Ad esempio quando denuncia le intromissioni occidentali in Ucraina, condanna le sanzioni contro la Russia o approva l‘autodeterminazione della Crimea. Meno, allorquando esprime appoggio per le posizioni filoisraeliane di Trump, come giustamente rilevato dal sottosegretario agli esteri pentastellato Manlio Di Stefano. Il punto tuttavia è anche e soprattutto di metodo. Salvini sbraita sull’universo mondo, ma poi non sortisce effetti concreti di alcun genere. Ad esempio, per me il governo Conte si è sostanzialmente allineato alle sanzioni contro Putin.

Nel caso dei migranti, invece, effetti concreti ne sortisce e sono tutti estremamente negativi, specie in termini di bilancio umanitario e di immagine internazionale dell’Italia. Salvini può anche sembrare un politico rozzo, ma è dotato di un certo fiuto. Ha individuato bersagli facili da colpire da offrire alle frustrazioni di un popolo amareggiato da decenni di politiche che hanno determinato la crescita della disoccupazione e della povertà. Prendersela con i rom o con i “clandestini” costa poco sforzo. Sulle banche e la finanza è sufficiente qualche frase a effetto. Politiche concrete zero, anzi nel campo della lotta alla precarietà la Lega contrasta i pur minimi sforzi di Di Maio, puntando i piedi sui voucher e altri aspetti particolarmente graditi a un certo tipo di piccola impresa che si regge sullo sfruttamento dei lavoratori, siano essi indigeni o immigrati.

Sulla sua pagina Facebook mi ha attaccato frontalmente per quanto ho scritto nel mio ultimo post. Ne sono ovviamente molto contento e voglio ringraziarlo per questo. Sarebbe ora che, come ho già avuto modo di scrivere, i Cinquestelle si dissociassero apertamente da Salvini sulla questione dei respingimenti. Su un punto però i sostenitori del Salvimaio hanno ragione: le responsabilità dell’Unione europea non sono minori di quelle dei nostri “populisti”. L’odiosa ipocrisia di Macron per certi aspetti è perfino peggiore della brutale demagogia di Salvini.

Il cosiddetto populismo, dalla Brexit a Trump, da Salvini ad Orban, è il diretto effetto delle politiche insensate dell’Unione europea. Paesi ridotti a colonie tedesche, come quelli dell’Est europeo, cercano oggi un’illusoria via d’uscita in figure che si ispirano apertamente alla destra. E, come Salvini, trovano un comodo capro espiatorio nei migranti, riducendo quello che è il prodotto delle dinamiche del capitalismo su scala mondiale a una sorta di complotto dei sette savi di Sion in versione attualizzata, con Soros in testa. Questa narrativa, per me demenziale, seduce da noi qualcuno e finanche qualche sedicente intellettuale, segno evidente della caduta verticale del livello culturale e intellettuale del popolo italiano frutto di decenni di berlusconismo e di Pd.

Bisogna replicare con forza che certamente le politiche dell’Unione europea in materia di immigrazione, così come in campo economico, sono suicide e stanno portando alla disgregazione e alla fine di questo esperimento che pure aveva manifestato in passato qualche aspetto interessante. Ma lo sono, sia ben chiaro, per motivi diametralmente opposti a quelli invocati da Salvini e dai suoi epigoni negli altri Paesi europei.

La mancanza di solidarietà nei confronti dei diseredati provenienti dall’Africa e da altri continenti oggetto della rapina imperialista delle multinazionali va di pari passo con quella nei confronti dei poveri europei “di razza bianca“. Solo un rovesciamento di queste politiche, ispirate al mito della fortezza Europea in campo migratorio e alle peggiori dottrine neoliberiste in campo economico, può salvare i popoli europei, esposti altrimenti, insieme al peggioramento inevitabile delle condizioni di vita ed all’aumento delle diseguaglianze, alla proliferazione dei Salvini, prodotto della crisi e destinati ad esasperarla fino alle estreme conseguenze. La terapia non può essere solo sintomatica ma deve prendere in considerazione le politiche che hanno consentito il venire in essere della malattia. Tempi davvero difficili ci aspettano se non si trova un efficace rimedio. Rimedio che ha un solo nome: lotta di classe e promozione dell’alternativa politica, sociale ed economica allo stesso tempo ai Salvini e agli Juncker che dal mio punto di vista ne hanno promosso la crescita.

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