di Federica Pistono*

La Trilogia del Cairo si situa nel periodo realista del grande scrittore egiziano, Premio Nobel per la Letteratura nel 1988. Questa fase della produzione letteraria di Nagib Mahfuz si colloca tra il periodo “faraonico”, in cui le storie sono ambientate nel passato per sfuggire ai rigori della censura, e il periodo “introspettivo”, in cui l’autore dedica uno spazio più ampio al personaggio e alla sua psicologia.

La Trilogia, pubblicata in arabo negli anni 1956-57, narra la storia di una famiglia di commercianti della piccola borghesia cairota tra il 1917 e il golpe militare del 1952. Proprio la piccola borghesia, ceto di provenienza dell’autore, è al centro di molte opere di Mahfuz, perché da questa classe sociale emergono le nuove leve politiche e militari che animano la Rivoluzione del 1952, da cui nasce l’Egitto moderno. Se il ceto sociale prescelto è quello piccolo- borghese, il periodo preferito nel periodo realista è quello tra le due guerre: gli eventi storici costituiscono lo sfondo sul quale si muovono i personaggi, influenzandone ideali e comportamenti. Pur consapevole del fatto che, in Europa, il realismo è stato sostituito da nuove correnti letterarie, Mahfuz lo sceglie come lo stile più consono a raffigurare la nuova società egiziana e a tracciare l’evoluzione delle idee e dello stile di vita egiziano tra le due guerre.

L’opera si configura come un vasto affresco dei costumi del tempo, una saga familiare al cui centro si inquadra la storia della famiglia protagonista, narrata dai tempi dell’agiatezza, nella prima metà del secolo, a quelli della decadenza economica. La vicenda è ambientata in un antico e popoloso quartiere de Il Cairo e i titoli dei tre volumi prendono il nome dalle vie cittadine in cui si svolge l’azione: Tra i due palazzi, Il palazzo del desiderio, La via dello zucchero.

Nel primo romanzo della Trilogia, Tra i due palazzi (Pironti, 1996, trad. C. Sarnelli Cerqua), l’autore descrive la vita e le vicende dei membri della famiglia del sayyed Ahmad, raffigurandoli nella loro dimensione pubblica e privata, dipingendo così un quadro vivido della realtà del tempo, il periodo della lotta per l’indipendenza dell’Egitto. Si delineano agli occhi del lettore gli amici della famiglia, i commercianti del vicolo, le domestiche di colore, tutti i personaggi che ruotano intorno al protagonista, un capofamiglia tradizionale, un padre-padrone che, pur dedicando le serate alle donne e all’alcol, resta cosciente dei propri doveri familiari e religiosi verso la moglie e i figli.

Accanto alla figura del sayyed Ahmad, si delinea quella della moglie Amina, una donna che, pur sottomessa al marito, conserva la propria spiccata personalità e la propria dignità, circondata dall’amore e dal rispetto dei familiari e dei conoscenti. In questo romanzo, colpisce il contrasto tra la severità che il padre riserva alla famiglia e l’inclinazione ai piaceri della vita quando si trova all’esterno, durante le serate in compagnia degli amici. La famiglia vive all’ombra del padre, arbitro del destino dei figli, mentre le donne restano relegate tra le mura domestiche.

Nel secondo volume, Il palazzo del desiderio (Pironti, 2002, trad. B. Pirone), la vicenda è ambientata negli anni Venti. Protagonista è la generazione dei figli del sayyed Ahmad, tra i quali Kamal, alter ego dell’autore: appassionato di poesia e di filosofia, rispettoso della tradizione e legato alle idee nazionaliste, scontrandosi con la crudeltà del mondo, assiste alla dissoluzione di tutti i suoi sogni. Deluso da un amore infelice, perduta la fede, finisce per dedicarsi all’alcol e alla frequentazione di prostitute, mentre il fratello Fahmi muore nella lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Il sayyed Ahmad si innamora di Zannuba, una giovane liutista che, divenuta la sua amante, gli estorce ricchi regali per poi sposare, con grande scandalo, Yasin, il primo figlio del sayyed. La figlia Aisha sposa Khalil, ma la sua storia presenta un epilogo tragico con la morte del marito e dei figli maschi in seguito a una malattia.

Con il terzo volume, La via dello zucchero (Pironti, 1992, trad. C. Sarnelli Cerqua), si conclude il trittico: protagonista del romanzo è la città de Il Cairo, nelle cui strade antiche si intrecciano sogni e nostalgie ed emergono nuove utopie politiche. Protagonisti sono i due giovani nipoti del sayyed, il comunista Ahmad e l’islamista Abd el-Moneim. La nuova generazione si apre alla modernità: le donne acquisiscono molti diritti, trattano i mariti su un piano di parità, escono di casa senza incontrare divieti. L’oppressione si sposta dal piano familiare a quello politico: i due fratelli, Ahmad e Abd el- Moneim, vengono entrambi arrestati per motivi politici.

Rileggere la Trilogia o leggerla per la prima volta è sempre un’avventura culturale affascinante, un’immersione in quello che Alberto Bevilacqua ha definito un “mito mediterraneo che, da millenni, è la chiave di lettura di una civiltà dell’agire e del sentire”.

* traduttrice ed esperta di letteratura araba

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