Un tempo c’erano George Clooney con il Dr. Doug Ross in E.R., Hugh Laurie con il Dr. House nell’omonima serie e infine Patrick Dempsey con il Dr. Derek Shepherd in Grey’s Anatomy. Ora l’Italia ha trovato il suo nuovo dottore del cuore: si chiama Shaun Murphy ed è il protagonista della nuova serie in corsia, The Good Doctor, che al debutto su RaiUno (martedì sera) ha fatto sfracelli sopra ogni più rosea aspettativa. Sono stati più di 5 milioni i telespettatori che sono restati incollati davanti al piccolo schermo per i primi tre episodi: numeri incredibili per una serie americana, soprattutto se trasmessa durante il periodo estivo (giusto per fare un confronto: la media di Ora o mai più, l’altro successo estivo di RaiUno, è stata di 3milioni e 700mila spettatori; mentre le prime due puntate di Temptation Island, il format più amato dell’estate di Canale 5, hanno conquistato 3milioni e 800mila spettatori in media). C’è da dire che la serie era già un successo clamoroso anche in America, dove al debutto era stata seguita da 11 milioni di persone, diventando così la nuova serie più vista negli ultimi 21 anni. Non a caso la mente creativa è quella di  David Shore, già ideatore del Dr. House.

Ma cosa conquista del personaggio interpretato dall’attore 26enne Freddie Highmore, già visto in Neverland – Un sogno per la vita e (dieci anni fa) ne La fabbrica di cioccolato nel ruolo di bambino protagonista? La sua genialità. Il Dr. Murphy è infatti un ragazzo affetto da una patologia autistica e dalla sindrome del savant, quella che indica una serie di ritardi cognitivi accanto allo sviluppo di un’abilità sopra la norma: così si ritrova ad avere competenze geniali, un’intelligenza speciale e una memoria infallibile nel settore della medicina. Il suo sogno, infatti, è quello di salvare le vite degli altri dopo che, durante l’infanzia, si è visto morire davanti (rimanendo inerme) il fratello e il suo coniglietto del cuore.

Ma il suo percorso dentro l’ospedale sarà tutt’altro che facile perché Shaun dovrà scontrarsi contro lo scetticismo e i pregiudizi dei suoi colleghi più grandi ed esperti, che vedono nella sua patologia un grande limite. Invece il giovanissimo aspirante dottore riuscirà a far ricredere tutti, anche grazie al Dr. Glassman (Richard Schiff) che esalterà le sue potenzialità nascoste dietro una la difficoltà di interazione con il prossimo. The Good Doctor vuole raccontare la disabilità senza pietismo né banalità. “Le disabilità non limitano, ma possono diventare una possibilità in più”, dice proprio Glassman nel primo episodio: sembra racchiusa qui la chiave di lettura della serie. Che intanto, anche in Italia, è un grande successo per la gioia dei vertici Rai: hanno trovato la loro gallina dalle uova d’oro?