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Reggio Emilia, una casa gratis e l’auto di servizio per usi personali: due agenti della Polizia municipale nei guai

Mobbing, molestie psicologiche e maltrattamenti a danno dei dipendenti. Il vicecomandante di Montecchio è finito agli arresti domiciliari, l'ispettore capo è stata sospesa dal servizio per sei mesi. Le accuse: concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello stato e mobbing.
Reggio Emilia, una casa gratis e l’auto di servizio per usi personali: due agenti della Polizia municipale nei guai
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Si comportavano da padroni di casa nel proprio ufficio di Polizia, dove da otto anni avevano messo in piedi un sistema di potere basato su aggressioni verbali a dipendenti e collaboratori, costretti anche a denunciare i colleghi sotto la minaccia di provvedimenti disciplinari, turni di lavoro sfavorevoli e ferie negate. Ma gli abusi di due agenti della Municipale di Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, non si limitavano al luogo di lavoro: gli indagati, per cui martedì 17 luglio sono scattate le misure cautelari, avevano anche indotto un imprenditore locale a cedergli un’abitazione in comodato d’uso gratuito, forti del ruolo di pubblico ufficiale.

Per questo, su richiesta del pm Valentina Salvi che ha coordinato l’inchiesta, il vicecomandante Tito Fabbiani è stato arrestato ai domiciliari, mentre per l’ispettore capo Annalisa Pallai è arrivata la sospensione dal servizio per sei mesi. I due sono accusati di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello Stato e “mobbing”.

Le indagini sono partite lo scorso novembre, dopo una serie di esposti anonimi arrivati in Procura nei quali veniva descritto il comportamento dei due agenti. Grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, gli inquirenti hanno scoperto un consolidato “sistema di lavoro”: pause non autorizzate, figli piccoli accuditi direttamente all’interno dello stabile della Municipale e assenze non giustificate. I due inoltre utilizzavano la macchina di servizio, una Mazda Cx3, per scopi personali in modo esclusivo e continuativo, come fosse di fatto un mezzo personale.

Ma l’aspetto che man mano ha assunto contorni inauditi durante le indagini è stato il massiccio ricorso del vicecomandante a pratiche di mobbing nei confronti dei dipendenti. Chi lavorava con lui era continuamente sottoposto a molestie psicologiche e maltrattamenti con aggressioni verbali. Fabbiani obbligava i suoi collaboratori a prestazioni che non rientravano nelle regolari attività di servizio e arrivava anche a fare richieste di delazione nei confronti di altri colleghi, minacciando di assegnare turni di lavoro meno favorevoli o di negare le richieste di ferie, permessi e orari di servizio. Un sistema di potere basato su intimidazioni, umiliazioni e demansionamenti che andava avanti dal 2010.

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