1. La Croazia era la vittima designata (arbitro di una nazione sconfitta ignominiosamente 3 a 0, cioè l’Argentina); punizione che poi ha provocato il gol assai dubbia; rigore esagerato, nel 90% non sarebbe nemmeno stato preso in considerazione. Danijel Subašić, il portiere, in giornata no. Ivan Perišić il migliore. A Luka Modrić il “contentino” di miglior giocatore del Mondiale russo.

2. A Zagabria la folla e i tifosi hanno accettato la sconfitta come se fosse una vittoria e hanno festeggiato sino all’una di notte cantando, ballando, facendo cori, vincendo la delusione con l’orgoglio di chi sa che i suoi giocatori hanno grandissimo talento. E poi non è piaciuta la scenetta della loro presidentessa. Non solo: non ho mai notato poliziotti. Non ce n’era bisogno. A modo loro, una lezione di sportività. Oggi la squadra sarà accolta e scortata dall’aeroporto alla città come se avesse trionfato. I croati sono consci che la loro nazionale ha ricevuto la simpatia del mondo. Non è un trofeo ma un premio ancor più inestimabile.

3. Zdravko Mamić, l’uomo al centro dello scandalo che ha messo il calcio croato sotto processo e che è latitante – era il capo della Federazione e della grande corruzione – ha seguito la partita a Medjugorie. Inutilmente. La Madonna non ha fatto il miracolo.

4. Il valore dei calciatori croati si è impennato. Hanno giocato con cuore e con fierezza, i valori nazionalisti li hanno caricati e motivati. Ma non si mette la patria in pentola, dicevano i contadini da queste parti. Ora, per ognuno degli “eroi” vinti ma usciti dalla battaglia a testa alta, comincia un’altra guerra più impegnativa. Quella degli ingaggi e degli eventuali trasferimenti. Il calcio per il Paese può attendere. Domani, è questa la nuova partita.