Almeno una volta nella vita vi è capitato di vedere in tv un programma firmato da lui. Stiamo parlando di Marco Salvati, autore televisivo con più di quaranta titoli nel currriculm. Classe 63, battuta pronta e la diffidenza tipica di chi è abituato a guardare a tv da un altro punto di vista. Ha collaborato con emittenti differenti, passando dal prime time al daytime fino ad eventi come il Festival di Sanremo e da qualche anno vive una sorta di esclusiva professionale con Paolo Bonolis. Ha iniziato poco più che ventenne scrivendo sigle tv, da La Notte vola a Liberi liberi.

Che ricordo ha di quegli anni?
“Avevo la passione per la musica, avevo scritto una canzone. Erano altri tempi e si andava in giro con le cassette da far sentire ai produttori. Ebbi la fortuna di incontrarne uno che scelse il brano come sigla di Discoring, subito dopo incontrai Silvio Testi (che sarebbe diventato il marito di Lorella Cuccarini, ndr) e scrissi la sigla di Odiens che era La Notte Vola. Il passaggio alla tv è stato naturale, pian piano ho cominciato ad abbandonare la parte musicale per dedicarmi a quella di scrittura diventando autore.”

Sempre più spesso chi fa il suo lavoro ha il compito di adattare format stranieri, com’è cambiata la figura dell’autore?
“Il mio lavoro è cambiato perché è cambiata la televisione e cambierà ancora con sempre maggiore spazio all’on demand. Cambia la fruizione, il linguaggio e i giovani sono sempre più lontani, fanno eccezione solo per alcuni eventi. La colpa dell’invasione dei format stranieri non è degli autori ma dei dirigenti che puntano sulla comodità di format già prodotti e testati piuttosto che investire su progetti sulla carta nuovi e per questo rischiosi.”

Se si parla di lei, si pensa a Paolo Bonolis. Una sorta di “esclusiva” professionale?
“Esiste un rapporto di esclusiva artistica ma sono legato a Bonolis anche da un punto di vista privato. A volte faccio cose singole per sopravvivenza personale (ride, ndr) ma con Paolo e Sergio Rubino siamo un gruppo e ci piace collaborare insieme.”

E’ un personaggio amatissimo dal pubblico ma cosa la gente ancora non sa di lui?
“Paolo ha due anime, quella ridanciana che è nota e gradita ai telespettatori. Ha poi un’altra anima ben distinta che è quella delle sue passioni e interessi che si vede in programmi come Il Senso della Vita o quando fa un programma sulla lirica dall’Arena di Verona.”

Nella primavera del 2019 su Canale 5 tornerà Ciao Darwin, ogni volta si dice che è l’ultima edizione ma poi ricompare in palinsesto. La infastidisce l’accusa di trash?
“Siamo in un periodo in cui tutto viene etichettato, dal trash al radical chic. Nel trash c’è una mancata consapevolezza, è l’emulazione di un modello sbagliato, se faccio ad esempio Miss Padania sto facendo una imitazione pallida e un po’ goffa di Miss Italia. In Ciao Darwin c’è tutta la consapevolezza del mondo, c’è proprio tutta una grammatica del trash se così vogliamo dire. Si creano delle categorie in gara tra di loro che rappresentano un po’ tutte le miserie umane. Noi ci divertiamo molto, in maniera anche cinica se vuole, e i concorrenti sono molto consapevoli di quello che fanno. Soprattutto si divertono, così come il pubblico e gli ascolti ci danno ragione.”

La critica però è molto dura verso questa trasmissione.
“All’intellettuale di turno fa comodo dire trash. Quello che mi fa strano della critica televisiva italiana è che nessuno si è mai fermato a riflettere sul perché questo ‘trash’ fa il 30% di share a quindici anni di distanza. In teoria è un programma vecchio ma che è rinnovato proprio dal pubblico che lo segue e che lo percepisce come un evento.”

Al contrario l’esperimento Music è stato apprezzato dalla crtica ma con ascolti più tiepidi. Non era un programma da Canale 5?
“Diciamo che nella prima edizione gli ascolti erano nella norma, nella seconda meno. E’ un programma percepito dal pubblico di Canale 5 come un alieno ma è un tentativo che andava sicuramente fatto. A proposito della distanza tra critica e pubblico quando ho letto gli elogi dei giornalisti mi sono detto ‘Sarà un bagno di sangue’ (ride, ndr).”

La Canale 5 di oggi è invasa dai reality, lei ha lavorato a La Talpa di cui il pubblico ne chiede a gran voce un ritorno. Funzionerebbe ancora?
“Nonostante sia nata nel periodo de L’Isola dei Famosi aveva portato una grammatica televisiva un po’ diversa rispetto agli altri reality. Inspiegabilmente questo programma non è stato più fatto, con alcuni accorgimenti sarebbe ancora attuale. E’ una trasmissione difficile da fare perché devi costruire una sottotrama che va oltre le dinamiche tra i concorrenti, qualcosa che sia convincente e che regga per un po’ di puntate prima di scoprire chi è la talpa.”

Potrebbe esserci una nuova edizione?
“Lo spero, non è da escludere.”

Proprio con Paola Perego sta lavorando in “Al posto del cuore” su Radio 2, come se l’è cavata?
“Ho lavorato con Paola più volte ed è stata bravissima. Non aveva mai fatto radio e per chi arriva dalla tv è ancora più difficile, è un linguaggio totalmente diverso. Mi è venuto in mente questo programma che racconta tante sfaccettature dell’amore, anche in maniera cinica e divertente con ruoli un po’ diversi tra Paola e la scrittrice Laura Campiglio.”

Perché ha smesso di comparire in video ad Avanti un altro?
“Devo dire con dispiacere di mia madre e mio padre (ride, ndr). Io però nasco come autore televisivo e dopo il quarto anno in video ho sentito l’esigenza di tornare dietro le quinte alle mie abitudini e al mio modo di lavorare. Mi sono divertito e il programma non l’ho abbandonato, sono ancora lì come autore.”

Invitare Barbara D’urso allo speciale di Avanti un altro in prima serata è stata sicuramente una mossa furba televisivamente parlando. Una scelta però coerente considerando i trascorsi?
“Questi famosi dissapori nascono con parole dette o non dette che poi rimbalzano sui social come palline impazzite e diventano valanghe. In realtà c’erano delle frasi mal riportate oppure mezze dette che avevano creato un clima di antipatia reciproca. Anche la voglia di far vedere che le cose non erano così drammatiche come sembravano hanno portato a questa scelta. Si vive una volta sola, diciamo che nessuno aveva ucciso i genitori di nessuno.”

Ha lavorato a Nemica amatissima con Lorella Cuccarini e Heather Parisi. Uno show che non ha nascosto in pubblico le complessità.
“Quando due anni fa sono andato a Honk Kong per incontrare Heather ero già consapevole delle difficoltà a cui saremmo andati incontro. Poi si sono concrettizate ma non ho voglia di dire adesso cose spiacevoli su di lei.”

Le piacerebbe fare una nuova edizione magari con protagonisti diversi?
“Lo rifarei cambiando solo il 50%.”

C’è un programma che è in onda e che avrebbe voluto ideare?
“Ci sono dei programmi che mi piacciono molto, non so se al punto da dire che avrei voluto idearlo io. Per esempio il programma di Virginia Raffaele su Rai2 mi è piaciuto moltissimo, ci sono state alcune cose che ho veramente apprezzato.”

C’è una persona con cui con avrebbe voluto lavorare?
“Ho lavorato quasi con tutti ma se penso a un nome mi viene in mente Gianni Boncompagni, mi sarebbe piaciuto vederlo in azione.”

Le piacerebbe lavorare per Sky o Discovery, più soldi e meno ansia da prestazione sul fronte auditel?
“L’ansia per gli ascolti colpisce tutti, anche i più impensabili. Devo dirle che lavorerei a Sky per opportunità artistiche e non per non aver l’ansia degli ascolti, magari per fare qualcosa di meno mainstream.”

C’è una trasmissione di cui si è vergognato?
“Vergognato no, ci sono stati programmi in cui non avevo responsabilità dirette ma ero uno degli autori. Venivano prese decisioni che io assolutamente non condividevo e lo facevo presente a chi aveva un ruolo di peso.”

In autunno tornerà Scherzi a parte, la formula resterà invariata?
“Il gruppo è più o meno lo stesso, gli scherzi sono molto belli ma non posso svelare le vittime. La formula usata con Paolo, seppur con qualche accorgimento, resterà la stessa dell’ultima edizione.”

Ha firmato tre Festival di Sanremo, è pronto per il poker?
“Sanremo è faticosissimo ed è una grande responsabilità, farlo oggi è forse più facile perché le reti concorrenti sono praticamente azzerate e fare quell’ascolto necessario per gridare al successo è abbastanza semplice. Senza togliere nulla a chi lo ha fatto in questi anni e lo hanno fatto benissimo sia Conti che Baglioni. Lo diciamo ogni tanto anche con Paolo, se ci fosse un progetto nuovo, una location e un’idea diversa si potrebbe tornare a farlo. Sottolineando però che così com’è va benissimo come ascolti.”

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