Polemica tra il direttore di Radio Deejay Linus e il quotidiano Il Tempo. Al centro del caso c’è ancora la rivista Rolling Stone. Tutto parte dal manifesto contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, pubblicato nell’ultimo numero del magazine, in cui compaiono le adesioni di oltre 50 artisti e  personaggi del mondo dello spettacolo. Sull’onda del caso mediatico, i giornalisti de Il Tempo hanno deciso di contattare la lunga lista dei partecipanti all’iniziativa e, fingendosi membri di una organizzazione non governativa, hanno chiesto la disponibilità ad accogliere un migrante nella propria casa. Tra i vari responsi pubblicati nell’articolo, viene riportato anche quello del Dj milanese che, di fronte alla richiesta, ha riattaccato il telefono.

“Adesso vi racconto come stanno le cose”: inizia così il post su Instagram in cui Linus decide di fare chiarezza sulla questione. Spiega di aver riconosciuto la telefonata ricevuta – “in stile Ciao Belli, come se si parlasse di gattini” – come una bufala: “Siccome lo faccio di mestiere capisco che è uno scherzo e riattacco“. E questa è la prima delle due “carognate” su cui il direttore di Radio Deejay decide di sfogarsi. La seconda riguarda proprio la rivista Rolling Stone. A mia insaputa, vengo messo in un calderone per lanciare una campagna paracula contro di lui. Non lo voterei mai, ma allo stesso modo non avrei mai accettato, sapendolo, di entrare in questo giochino”: il “lui” a cui si riferisce è Matteo Salvini, e la “campagna paracula” è proprio l’iniziativa contro il Ministro dell’Interno pubblicata nell’ultimo numero della rivista. E conclude rivolgendosi direttamente a chi l’ha fortemente criticato in questi giorni: “a quelli che mi stanno insultando gratuitamente e con grande piacere, se avete avuto la pazienza di arrivare fino qui, chiedo di far girare allo stesso modo quello che ho scritto adesso”.

Ragazzi, adesso mi sono rotto il cazzo. Vi racconto come stanno le cose. Due settimane fa Rolling Stone mi chiede due righe su Salvini. Scrivo che i migranti sono un problema, che fa bene a farsi sentire, ma che non mi piace il modo e il tono con cui lo fa. A mia insaputa, vengo messo in un calderone per lanciare una campagna paracula contro di lui. Non lo voterei mai, ma allo stesso modo non avrei mai accettato, sapendolo, di entrare in questo giochino. Il secondo capitolo è che, in conseguenza di questo, come tutti quelli presenti sul giornale, consapevoli o no, divento obiettivo degli speculatori del web. Tra questi il Tempo, che mi fa una telefonata stile Ciao Belli in cui mi chiedono come se si parlasse di gattini se voglio un migrante a casa. Siccome lo faccio di mestiere capisco che è uno scherzo e riattacco. Da un paio d’ore questa seconda carognata (la prima, ripeto, è quella di Rolling Stone) gira su Facebook ed è partito il linciaggio. A quelli che mi stanno insultando gratuitamente e con grande piacere, se avete avuto la pazienza di arrivare fino qui, chiedo di far girare allo stesso modo quello che ho scritto adesso. Poi magari continuate ad odiarmi perché sono della Juve o cagate simili. Ma non fatemi passare per quello che non sono. Grazie

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Linus non è il primo, tra i personaggi protagonisti dell’ultimo numero del magazine, a prendere le distanze dall’iniziativa: tra i primi Enrico Mentana e Alessandro Robecchi. Ma in questo, in breve tempo è arrivata anche la risposta di Giovanni Robertini, editor in chief di Rolling Stone, che, nel post “Carognate che non lo erano”, difende la posizione della rivista. “La ricostruzione del direttore artistico di Radio Deejay è molto, molto fantasiosa”. Robertini spiega che Linus non poteva non essere al corrente del fatto che il suo nome sarebbe stato inserito tra gli aderenti al manifesto contro le politiche del Ministro dell’Interno, dal momento che – oltre ad essere stato contattato via mail e aver ricevuto una copia del numero in anteprima – lo stesso blog di Radio Deejay ha ripreso la notizia. Dopo aver espresso solidarietà per gli insulti rivolti al Dj da “squadracce web”, Robertini conclude: “Liberissimo di dissociarti da te stesso, ma non ci accusare; il nostro messaggio era molto, molto chiaro.”