“La resistenza alla barbarie abbia inizio, firmate anche da fuori Pisa”. Lo si legge nella petizione lanciata da Elisabetta Vanni e sostenuta dalla Casa della donna di Pisa, per chiedere le dimissioni dell’assessore alla cultura, Andrea Buscemi. Attore, regista, ex presidente del teatro Cascina, denunciato e processato per il reato di stalking, (reato estinto per prescrizione), colpito da un divieto di avvicinamento nei confronti di due testimoni del processo minacciate affinché  non testimoniassero, condannato al risarcimento danni in favore di Patrizia Pagliarone, la ex che lo ha denunciato per stalking, e a coronamento del suo cursus honorum, l’assessorato alla cultura nella Giunta leghista di Michele Conti.

Questo è il biglietto da visita di un assessore a cui dovrebbero rivolgersi le associazioni a sostegno delle donne vittime di violenza nel caso di eventi culturali e di sensibilizzazione contro i femminicidi. Un incarico dato in spregio a tutte le donne vittime di violenza e che ha il sapore di una beffa nei confronti di Patrizia Pagliarone. Il 25 novembre del 2017, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle donne, la Casa della donna di Pisa stigmatizzò gli “iter giudiziari troppo lunghi e reati che cadono in prescrizione, dibattimenti viziati da stereotipi e pregiudizi, vittime colpevolizzate”.

E’ bene chiarire che la prescrizione non è una assoluzione. La prescrizione estingue il reato in un determinato periodo di tempo se non si arriva ad una sentenza definitiva, passata in giudicato, e non si può più procedere oltre nel processo. L’assoluzione invece avviene dopo che si è svolto il processo e sono stati esaminati tutti gli elementi probatori.

Andrea Buscemi venne denunciato nel 2009. Il processo cominciò nel 2013 e la prima sentenza di assoluzione (la vittima non era stata ritenuta credibile perché per esempio, rispondeva alle telefonate di Buscemi e lo incontrava) giunse nel 2016. Nel maggio del 2017 ci fu il processo d’Appello ma era troppo tardi perché il reato di stalking era prescritto (7 anni e sei mesi sono i termini della prescrizione). Il pubblico ministero durante il secondo grado di giudizio aveva definito il caso, “un manuale del ciclo della violenza” e chiesto la condanna ad un anno di reclusione. I giudici in appello hanno chiuso il procedimento per la prescrizione del reato ma hanno condannato l’imputato al risarcimento dei danni in favore della ex, riconoscendone le condotte persecutorie.

Nella motivazione della sentenza, la Corte d’Appello ha preso le distanze dalla sentenza di primo grado ed ha ritenuto attendibile la vittima perché  “nessuna norma sembra imporre alla vittima di reato di essere così brava e determinata da riuscire a troncare immediatamente ogni relazione con il compagno che ha iniziato ad assumere atteggiamenti molesti e minacciosi, anche perché vi può essere non solo la convinzione o la speranza che la condotta possa migliorare, ma anche che l’autore delle condotte non interrompendo il dialogo possa venire per così dire rabbonito e che invece l’interruzione di qualsiasi dialogo possa addirittura peggiorare la situazione”.

La Corte d’Appello non ha ritenuto attendibile l’imputato che in diverse occasioni si è appellato alla facoltà di non rispondere ed ha giustificato come “gioco erotico” i pedinamenti fatti alla ex anche con l’ausilio di un investigatore privato. Venne smentito dallo stesso investigatore che raccontò come i controlli avevano lo scopo di scoprire se la donna avesse rapporti con altri uomini.  E poi le minacce che gli costarono un divieto di avvicinamento nei confronti di due testimoni.

Concludendo: quale cultura rappresenterà per la città di Pisa, l’assessore Andrea Buscemi?

P.s.: chiedete le sue dimissioni, firmate la petizione. Io l’ho fatto.

@nadiesdaa