Le grandi navi da crociera sono enormi alberghi semoventi sull’acqua, spesso attraccati in terminal portuali adiacenti ad aree cittadine molto congestionate. Per alimentare luci, pompe e condizionatori, i loro motori restano accesi con una potenza di 10-20 Mw. Anche le navi portacontainer tengono i motori accesi in porto per mantenere la refrigerazione dei contenitori che trasportano commestibili: la potenza di questi motori arriva a 10 Mw. Situazione analoga per i traghetti più recenti (5 Mw).

A Savona, per esempio, le navi accostano accanto alla Torretta, producendo un inquinamento pari a oltre mille camion fermi con il motore acceso. In un recente convegno di Italia Nostra, l’Arpal ha confermato che, incrociando i dati delle centraline con gli arrivi delle navi crociera, anche a La Spezia si riscontrano picchi di azoto inequivocabili. Il problema è generalizzato a tutte le città sviluppate intorno a porti commerciali. A causa della scarsa altezza dei camini, della scarsa qualità dei combustibili, delle difficoltà a controllare il rispetto della legge e la scarsa dotazione di impianti di abbattimento (che richiederebbero volumi immensi non disponibili sulle navi) le navi in porto producono dei fumi che ricadono sulle aree portuali con percentuali di inquinanti equivalenti a quelli delle centrali a carbone.

Questo inquinamento ha portato i porti baltici e della costa Usa del Pacifico a dotarsi di prese elettriche capaci di fornire alle navi l’energia necessaria. Per questo motivo molte navi da crociera sono già predisposte per l’alimentazione elettrica esterna. Italia Nostra è intervenuta in Liguria richiedendo alla Regione di prescrivere l’alimentazione elettrica delle navi della piattaforma per container attualmente in costruzione a Vado Ligure. L’Autorità portuale di Genova e Savona ha poi predisposto anche l’alimentazione elettrica del porto per container di Prà Voltri.

Oggi le tecnologie sono disponibili e può essere predisposto un piano per dotare tutti i principali accosti per crociere di alimentazione elettrica delle navi. Ciò porterebbe a un taglio radicale dell’inquinamento, alla creazione di un valore aggiunto nei porti, ad una disponibilità di energia maggiore in area portuale. Per realizzare quanto sopra è anche necessaria la defiscalizzazione del kWh così prodotto, come già fatto in Svezia e in Germania. Chissà se in Italia si riuscirà a fare lo stesso?