Si potrebbe suggerire ai “padroni” del calcio e delle tv, impegnati fino a poco tempo fa in una lunga trattativa per i diritti televisivi del campionato di calcio di Serie A per il prossimo triennio, l’idea di trasmettere una partita top del campionato il sabato o la domenica sera su una importante televisione free. Ipotesi sicuramente mai presa in considerazione, in quanto la resa economica della pay è maggiore: va sottolineato però che l’idea incontrerebbe il favore di molti che non possono permettersi l’abbonamento alla pay e darebbe un contributo al rilancio del sistema-calcio.

Il calcio è innanzitutto un business (basta guardare, per esempio, come la graduatoria dei ricavi delle società calcistiche rispecchia la classifica finale del campionato), è però innegabile il suo valore sociale, per cui sarebbe auspicabile riuscire a contenere la totale “mercificazione” del calcio professionistico.

La trattativa per i diritti è stata lunga, ha avuto un percorso accidentato durante il quale hanno “padroneggiato” gli studi legali che frequentemente sono ricorsi alla magistratura. All’inizio, grazie anche all’arrivo di un nuovo management di Infront (l’advisor della Lega calcio di Serie A) si è sperato in un deciso cambiamento. I pacchetti offerti erano stati divisi oltre che per prodotto anche per piattaforma ed era stato inserito l’agognato web, mentre gli operatori coinvolti erano diversi (si ipotizzò anche un canale della Lega) e ciò poteva assicurare un vantaggio per i consumatori finali. Alla fine sono però rimasti due soli compratori, Sky e Perform (società inglese di servizio live e on demand di sport in streaming). La cifra complessiva è stata di 973 milioni, inferiore alle attese (considerando però la Coppa Italia e i diritti esteri si arriva a circa 1,4 miliardi). Una boccata di ossigeno per un sistema “perennemente” in crisi.

I ricavi per i diritti televisivi rappresentano il 42% del totale dei ricavi per l’insieme delle squadre di Serie A, una quota rilevante, superiore rispetto agli altri Paesi europei (la media europea è pari al 39%) dove invece sono più alti i ricavi commerciali, il 43% contro il 16% in Italia. Il leggero miglioramento dei conti del calcio (nel 2017 si è registrata una perdita cumulata di 30 milioni contro -250 milioni nel 2016 e -379 milioni nel 2015) deriva non tanto dall’aumento dei ricavi di mercato quanto dalla crescita delle plusvalenze, passate dal 15% al 24% del totale dei ricavi nel 2017.

Le plusvalenze sono una forma un po’ artificiosa di ricavi e si basano sulla costante crescita del valore dei calciatori. Questo spiega gli innumerevoli casi di valutazioni (apparentemente) incomprensibili degli atleti: sia alle squadre che comprano sia a quelle che vendono le prestazioni sportive dei calciatori conviene che la valutazione degli stessi atleti aumenti continuamente, in quanto da questa costante lievitazione traggono entrambi beneficio economico. È una sorta di artificio contabile che, seppur legittimo, può causare alla lunga dei danni in quanto il patrimonio delle squadre viene sopravalutato con ricadute negative sul conto economico.

Gli investimenti pubblicitari riprendono a crescere e il mezzo tv ritorna a essere trainante. Ricordo anche la scelta di Mediaset di offrire le gare della fase finale della Champions League in modalità free ottenendo ascolti notevoli (10 milioni 925mila ascoltatori e 39% di share per Real Madrid-Juventus, 8 milioni 712mila e 32% di share per Roma-Liverpool). Ascolti elevati anche per le partite della Coppa Italia su Rai (10 milioni 583mila ascoltatori e 39% di share per la finale Juventus-Milan). Insomma il calcio, come si conferma per i mondiali Russia2018, attira sempre un grande pubblico davanti allo schermo “libero”.

È acclarato che un evento mediatico, si chiami Festival di Sanremo o mondiali di calcio o lo stesso campionato, diventa tale solo se trasmesso dalla televisione in chiaro! Una partita di cartello trasmessa in prima serata da Rai 1 o Canale 5 attirerebbe 8-10 milioni di ascoltatori: tanti per ottenere un buon ritorno pubblicitario senza per questo scalfire il “valore” della pay!