Marisa Papen ci ricasca e solleva un altro polverone internazionale. Dopo lo scandalo per aver posato nuda nel tempio di Karnak, vicino Luxor, in Egitto (per il quale era anche stata arrestata) ora nuovo clamore arriva per il servizio fotografico che la vede protagonista di scatti senza veli davanti al Muro del Pianto a Gerusalemme, uno dei luoghi più sacri dell’ebraismo.

Per l’obiettivo del connazionale Mathias Lambrecht, la modella ha prestato il suo corpo per il progetto “The Wall of Shame”, il muro della vergogna, e pochi giorni fa ha postato sul profilo Facebook e sul suo sito la foto di lei seduta su una sedia di plastica bianca davanti al Muro del Pianto completamente senza vestiti. Subito si è sollevata la polemica con commenti infuriati contro la modella e quello che è considerato come un gesto «sconsiderato», «sbagliato» e perfino «stupido» e «disgustoso». Sul proprio sito Marisa Papen ha accompagnato la photogallery con parole che a molti, più che un manifesto artistico, sono suonate solo come una provocazione. «Volevo spingere ancora oltre i confini della religione e della politica – ha scritto la modella – Abbattere i muri che sono stati costruiti per tenere sotto controllo tutte le nostre anime vaganti su questo pianeta. Con altre parole, mostrando la mia personale religione in un mondo in cui la libertà sta diventando una cosa molto lussuosa». Immediata è arrivata la protesta dei rappresentanti ebraici che parlano di uno «scandalo» e non di un messaggio religioso». Shmuel Rabinovic, rabbino del Muro del Pianto, lo ha definito un «episodio grave e riprovevole. Sono stati violati la santità del posto e i sentimenti dei fedeli». Sulla stessa linea anche tanti commenti sul profilo Facebook della modella che censurano il gesto poiché «non tiene minimamente conto dei sentimenti del popolo ebraico» e che soprattutto «rivela molto di lei ma non il vero significato del progetto».

Chi etichetta il gesto di Marisa Papen come una «inutile provocazione» è anche Moni Ovadia, musicista, scrittore, attore e personaggio di rilievo del panorama culturale ebraico in Italia. «Forse 50 anni fa sarebbe stato un gesto con un significato forte ma oggi non ha valore. Perché gli ebrei dovrebbero avere paura di una stupidata simile? Abbiamo visto bambini morire, cosa può mai fare il corpo nudo di una donna?».

All’eco delle polemiche scatenate dallo scatto di Lambrecht, Moni Ovadia propone la sua personalissima risposta: «Tutti quanti dovremmo ostentare un’olimpica indifferenza. La verità è che il problema non è dei fedeli, ma della signorina in questione, che usa il proprio corpo per fare scandalo. Il corpo di una donna non dovrebbe essere oggetto di consumo e mercificazione ma di amore, contemplazione e stupore». Più che di un gesto scandaloso, per Ovadia, che si dichiara «ebreo agnostico» e «cittadino del mondo», si tratta dunque di un atto irrispettoso verso la «cultura di un luogo come il Muro del Pianto. Sono radicalmente anti-idolatrico e credo che la vera grandezza della spiritualità risieda dentro l’uomo e negli anni ho imparato una lezione importantissima: il rispetto, per tutto e tutti. Quando ho vissuto a Gerusalemme ho avuto modo di apprezzare la capacità di mia moglie che, senza camuffamenti, era sempre appropriata al luogo in cui si trovava. Rimaneva se stessa senza urtare la sensibilità di nessuno. Una dimostrazione pratica di libertà nel rispetto degli altri».

(Causa policy di Facebook abbiamo dovuto censurare il seno di Marisa Papen)

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