Deliveroo ha triplicato i ricavi e per la prima volta dal suo arrivo in Italia ha anche pagato l’Irap, l’imposta sulle attività. Questo emerge dall’ultimo bilancio, appena approvato, della società di food delivery, legata alla casa madre britannica britannica Roofoods Ltd che anche quest’anno ha finanziato la Deliveroo Italia srl con cinque milioni di euro per sostenerne l’espansione. “Deliveroo Italia continua a crescere, con i ricavi aumentati di oltre il 200%, come dimostra il bilancio 2017”, ha commentato il general manager Matteo Sarzana. Da quanto si apprende dall’azienda, i ricavi nel 2017 sono cresciuti di 4,1 milioni di euro, passando da 2 milioni di euro nel 2016 a 6,1 milioni, e l’esercizio 2017 si è chiuso con un margine positivo e pagamenti Irap per 6mila euro.

All’inizio del mese di giugno il consigliere regionale piemontese di “Liberi e uguali” Marco Grimaldi aveva osservato come alcune tra le principali aziende (tra cui le leader del settore, Deliveroo e Foodora) non avessero ancora pagato le tasse in Italia, chiedendosi se si trattasse di una pratica di elusione fiscale messa in campo col “profit shifting”, cioè con il trasferimento degli utili a società estere con un regime fiscale più favorevole. Da Deliveroo e Foodora erano arrivate risposte simili: le società sono in fase di avviamento e i ricavi sono bassi, quindi al momento non ci sono tasse da pagare. Ma adesso la situazione sta cambiando, stando a quanto ha dichiarato Sarzana: “Deliveroo Italia è orgogliosa di essere una società italiana che paga le tasse in Italia e dà lavoro ai giovani italiani, supportando la ristorazione del nostro Paese. Entro fine anno collaboreremo con oltre 3.500 rider”. L’azienda ha cominciato nel 2016 offrendo il servizio di food delivery in quattro città e ad oggi è attiva in venti centri. Per la fine del 2018 prevede di arrivare in altre dieci città, tra cui alcune nel centro e sud Italia.

Intanto sul fronte dei diritti dei fattorini in bicicletta, l’azienda a maggio ha attivato un’assicurazione gratuita per i suoi rider garantendo loro, in caso di infortunio sul lavoro, un’indennità del 75 per cento sul reddito medio giornaliero per trenta giorni. Il 18 giugno scorso ha partecipato all’incontro col ministro del Lavoro Luigi Di Maio durante il quale si è deciso l’avvio di un “tavolo nazionale” sui diritti dei rider il cui obiettivo è arrivare al “primo contratto nazionale della Gig economy”.

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