Tutti d’accordo su come rendere realtà la “Fortezza Europa”, tra polizia continentale, protezione e rafforzamento delle frontiere esterne. Ma l’incantesimo si rompe quando sul tavolo arriva la questione di come gestire i flussi di migranti all’interno: lì ogni Paese Ue pensa ai propri interessi nazionalistici e si arriva al cortocircuito. A pochi giorni dal vertice informale di Bruxelles il ministro Matteo Salvini vede l’omologo austriaco Kickl e rafforza l’idea di un “asse dei volenterosi” per chiudere le frontiere. Ma Francia e Germania – a suon di parole comprensive con il governo giallo-verde – da un lato promettono un rafforzamento di Frontex, per farne una vera e propria polizia di frontiera, dall’altro, per difficoltà interne – in primis Angela Merkel, assediata dalla Csu bavarese – spingono sulla riduzione degli spostamenti secondari: chi registra la domanda di asilo, deve farsi carico dell’accoglienza.

Eccolo il cortocircuito reso esplicito da Salvini che non ci sta e avvisa il premier Giuseppe Conte: “Se andiamo a Bruxelles per avere il compitino già scritto da Francia e Germania, se pensano di mandarci altri migranti allora non andiamo nemmeno, risparmiamo i soldi del viaggio”, ha detto il ministro dell’Interno a Porta a Porta. Il fastidio per la bozza fatta tra Parigi e Berlino però arriva direttamente da Palazzo Chigi. Sulla questione ricollocamenti c’è irritazione nel governo italiano su come il dossier, se la bozza che sta uscendo in queste ore venisse confermata, sarà trattato nel corso del vertice informale di domenica a Bruxelles. Lo riferiscono fonti del governo che sottolineano come l’Italia è pronta a puntare i piedi se non sarà affrontata prima la questione degli sbarchi nei Paesi di primo approdo. Il premier Giuseppe Conte non andrà a Bruxelles per ratificare una bozza già preconfezionata, è il concetto che sottolineano le fonti.

Cosa non va per l’Italia nella bozza – Nel corso della giornata il premier Conte ha avuto – si apprende dalle stesse fonti – dei colloqui telefonici con alcuni capi di Stato e di governo europei e contatti tra il governo italiano e le cancellerie straniere ci saranno anche nelle prossime ore per trovare una soluzione di compromesso. Nella bozza di dichiarazione della riunione si parla di “un forte impegno per avanzare nella politica migratoria europea” con la “riduzione del numero di arrivi illegali nell’Unione”, attraverso una serie di misure e proposte. Questo il punto su cui tutti vanno d’accordo con l’Italia. Ma si parla anche di “una forte necessità di ridurre in modo significativo i movimenti secondari, evitando attraversamenti illegali delle frontiere interne tra Stati membri di migranti e richiedenti asilo e assicurando” procedure “veloci” per i trasferimenti verso il Paese competente. Leggasi “Italia”, almeno per quel che riguarda il flusso di partenze dalla Libia.

Gli accordi di Conte con Parigi e Berlino – Nella bozza preparatoria al vertice a cui parteciperanno i leader di Francia, Germania, Spagna, Grecia, Bulgaria, Olanda, Belgio e Austria e che servirà a preparare il Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno, c’è poi il potenziamento dell’agenzia Ue Frontex, che viene trasformata in “una vera e propria polizia di frontiera“, e quella del sostegno all’asilo Easo, che diventa “Autorità per l’asilo per condurre le valutazioni sulle richieste d’asilo”, anche per imprimere un’accelerazione sui rimpatri. Oltre ad un ritorno ai “ricollocamenti” in attesa della riforma di Dublino. Sono i punti che Conte aveva discusso e concordato nei due bilaterali prima con Emmanuel Macron e poi con Angela Merkel. Ma dopo le parole al miele verso l’Italia – “accoglieremo le sue posizioni” – è arrivata la realtà dei fatti. Specialmente la cancelliera tedesca deve tenere il punto anche sulle frontiere della sua Germania: è il punto su cui rischia di cadere il suo governo, se gli alleati bavaresi dovessero non ritenersi soddisfatti di quello che Berlino otterrà dal tavolo di Bruxelles.

L’asse Roma-Vienna-Berlino diventa un boomerang – La giornata era partita, come le ultime settimane, nel segno delle parole di amore e di accordo. “Serve un’alleanza di volenterosi per proteggere l’Europa da chi vuole entrare e vogliamo promuovere questa strategia in collaborazione con l’Italia, in modo da riacquistare la fiducia della popolazione”, ha detto il vicepremier austriaco e leader della formazione di estrema destra Popolo della Libertà, Heinz Christian Strache, al termine di un incontro al Viminale proprio col vicepremier Salvini. Il riferimento è al medesimo “asse” di cui aveva parlato nei giorni scorsi il cancelliere austriaco Sebastian Kurz dopo un incontro a Berlino con il ministro dell’Interno tedesco, il bavarese Horst Seehofer, che sta appunto incalzando la Merkel sulla questione dei respingimenti. Kurz e Seehofer, i due con cui Salvini è andato più d’accordo nelle sue prime uscite all’estero. Ma ora, guardando al Brennero, i primi a non voler più i migranti italiani tra Alpi e Baviera.

L’incontro tra il ministro austriaco Kickl e Salvini
Prima della presentazione della bozza, in tutt’altro clima si era svolto l’incontro tra Salvini e il ministro dell’Interno austriaco, Herbert Kickl. “Il concetto di solidarietà della Commissione Europea finora ha premiato i trafficanti e non la popolazione – ha detto Kickl in linea con il vicepremier italiano – noi vogliamo capovolgerlo, perché la solidarietà è proteggere le frontiere, il popolo, e quindi attueremo un cambio radicale, una rivoluzione copernicana del pensiero europeo su immigrazione e asilo“. Tra le idee sul tavolo, ha proseguito il ministro austriaco, anche quella di creare “in alcuni spazi nei Balcani dei centri dove avviare i richiedenti asilo che si sono visti respingere la domanda in Europa, ma non vengono ripresi dai loro Paesi di origine. Questo è necessario perché chi non ha diritto all’asilo non ha senso che resti in Europa”.

“L’obiettivo è proteggere frontiere esterne – ha spiegato il vicepremier Salvini al termine dell’incontro – non è dividere il problema tra paesi europei ma risolvere il problema a monte. Se qualcuno in Ue pensa che l’Italia debba continuare ad essere punto di approdo e campo profughi ha sbagliato a capire”. “L’aria in Europa sta cambiando e siamo ottimisti – ha proseguito il ministro dell’Interno – siamo anche estremamente fiduciosi nella presidenza austriaca (dell’Unione Europea, che inizierà il ° luglio, ndr) e confidiamo nel buonsenso dei colleghi europei, anche perché non vorremmo arrivare a ridiscutere il finanziamento italiano all’Unione Europea”.

Poi l’ottimismo di Salvini è scemato ed è chiaro che l‘atmosfera a Bruxelles questo fine settimana non sarà idilliaca come le dichiarazioni degli ultimi giorni potevano far pensare. All’appuntamento in Belgio rispondono intanto con un “controsummit” gli Stati storicamente ostili all’accoglienza: mercoledì a Budapest i leader dei Paesi di Visegrad – Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – incontreranno il cancelliere austriaco Kurz.