Se volete provare l’esperienza di essere inghiottiti da un’opera d’arte, andate a Venezia a Palazzo Giustinian Faccanon. Nella mostra multimediale dedicata a Vincent Van Gogh e inaugurata il 2 giugno (chiude il 30 settembre), intitolata Van Gogh Experience, vi potrà accadere: c’è una stanza chiusa da un drappo nero in cui si può indossare un visore iper tecnologico, che con una App dedicata vi porta direttamente dentro al quadro, per muovervi liberamente nella sua realtà virtuale. VR EXPERIENCE è un’esperienza di realtà virtuale con gli Oculus Samsung Gear. Gli organizzatori assicurano che per la prima volta al mondo viene proposta ai visitatori di una mostra dedicata a Van Gogh. Vi permette di spostarvi all’interno della tela, girare intorno al tavolo da bigliardo del Caffè di notte, o dietro al bancone del bar. Attraversare la stanza e prendere la porta che conduce alla sala del pianoforte. Salutare Vincent che vi guarda seduto su una sedia e poi proseguire fino al balcone, dove alzando lo sguardo potete ammirare il celeberrimo cielo stellato del pittore creduto pazzo.

Un po’ come nello splendido film Sogni di Akira Kurosawa. Ricordate? In questa mostra avviene più o meno quello che accade al protagonista dell’episodio Corvi: uno studente d’arte, in visita a un’esposizione dedicata a Vincent Van Gogh, finisce appunto inghiottito dalle sue tele. Percorre quel mondo pittorico, si perde per le vie, incontra persone e cose, attraversa luoghi misteriosi, alla ricerca dell’autore di quelle opere. Van Gogh è interpretato da un irriconoscibile Martin Scorsese, alla folle ricerca del sole e della luce giusta. Il Preludio n. 15 di Chopin è la colonna sonora (qui a Venezia invece la suggestiva musica di accompagnamento è del compositore e pianista brasiliano Marcelo Cesena). Ma la stupefacente esperienza virtuale non è l’unica originalità di questa esposizione. Ci sono anche la ricostruzione reale della stanza di letto di Arles e di un atelier di abiti da donna stampati con i quadri più famosi del pittore fiammingo. In un altro ambiente dei mega schermi animano i dipinti e i loro personaggi, con ricostruzioni in 3D. Tutte le immagini sono riprodotte, con definizione maggiore del Full Hd dai proiettori laser del sistema Matrix X- Dimension. Fra le curatrici c’è la prof. Giovanna Strano, autrice del romanzo Vincent in Love, edito da Cairo. Ecco cosa ha detto al Fatto sulla genesi di questa originale iniziativa:

 

Il suo libro parla d’amore, nello specifico degli amori di Vincent Van Gogh. Come nasce l’idea di questo libro e cosa c’entra con la mostra?
Il romanzo Vincent in Love. Il lavoro dell’anima nasce da un’intensa emozione che mi ha colta mentre mi trovato a Parigi, all’età di ventidue anni quando, intenta a completare la mia tesi di laurea, abitavo in Rue Lepic proprio accanto all’appartamento in cui Vincent ha vissuto nel periodo parigino. Al Musée d’Orsay, davanti alla Notte stellata sul Rodano ho pianto senza un apparente motivo e ho deciso di approfondire la vita del grande artista e di capire perché un uomo estremamente sensibile abbia deciso di concludere la sua esistenza nel suicidio. Dagli studi condotti, anche nei luoghi di Vincent, sono emerse delle figure femminili preponderanti nella sua vita e soprattutto un uomo innamorato dell’amore.

Lei ha curato gli aspetti storici e scientifici dell’esposizione. Cosa pensa dell’ipertecnologia applicata all’arte e alla sua fruizione?
La scelta di presentare l’arte tramite l’utilizzo di tecnologie multimediali avanzate permette di amplificarne la forza comunicativa, impiegando contemporaneamente diversi canali trasmissivi: quello visivo delle immagini, uditivo dei suoni e della musica, sensoriale degli oggetti e degli ambienti ricostruiti. Attraverso la mutuazione dei vari linguaggi il visitatore è immerso in un percorso avvolgente, trasportato in un viaggio virtuale alla scoperta del pittore, dell’artista, dell’uomo: Vincent van Gogh.

Ha senso visitare la mostra di un artista senza che sia presente nemmeno una sua opera originale?
In merito a tale scelta è utile evidenziare che si tratta di due cose distinte e separate in quanto la mostra con le opere originali permette di accostarsi direttamente alla grande arte senza ulteriori filtri, da fruitori esperti già consapevoli del substrato che sottende alla sua produzione. Una mostra multimediale consente invece di offrire al pubblico degli spunti tematici aggiuntivi, rispondenti al messaggio che si vuole veicolare, accostando delle opere che realmente si trovano sparse in tutto il mondo e quindi impossibili da visionare simultaneamente. Nel caso della Mostra Van Gogh Multimedia Experience si è scelto di raggruppare le opere in nuclei tematici il cui significato è esplicitato attraverso l’accostamento delle lettere di Vincent, dalle quali emerge il suo pensiero al riguardo.

La stessa produzione, Navigare, sta inaugurando un nuovo progetto multimediale su Modigliani. Ci può dire qualcosa di più?La mostra Modigliani Experience. Les Femmes è realizzata, a partire dal 9 giugno a Palazzo Corvaja di Taormina, dall’Istituto Amedeo Modigliani in collaborazione con la società Navigare e presenta contenuti multimediali sviluppati grazie all’aiuto di moderne tecnologie che arricchiscono l’esposizione, rendendo l’evento un eccezionale momento di divulgazione culturale dell’arte di Amedeo Modigliani. Personalmente però non mi sono occupata di questa mostra in quanto, al momento, sto rivolgendo la mia attenzione al maestro Botticelli per il mio prossimo romanzo.