È morto dopo 25 giorni di ricovero al centro grandi ustionati di Cesena Sergiu Todita, l’operaio 40enne di origine moldava coinvolto nell’incidente avvenuto a maggio nelle Acciaierie Venete a Padova. In queste settimane, i medici hanno fatto di tutto per salvarlo, ma le ustioni riportate su quasi il 100 per cento del corpo hanno impedito di intervenire chirurgicamente. Todita, che abitava nella città veneta, lascia una moglie e una figlia.

Lo scorso 13 maggio l’operaio è stato travolto insieme al collega Marian Bratu da una “bomba di aria calda” causata dal cedimento strutturale del supporto della siviera che trasportava90 tonnellate di acciaio incandescente. Uno scenario “di guerra” – l’avevano definito i sindacati – che è costato la vita a Todita, mentre Bratu si trova ancora in gravissime condizioni all’ospedale di Padova. Feriti, anche se in modo meno grave, altri due lavoratori di una ditta in appalto, Simone Vivian (dimesso con una prognosi di 15 giorni) e David Di Natale.

Intanto lo stabilimento di riviera Francia è sotto sequestro dal giorno dell’incidente. L’azienda ha prospettato ai sindacati l’ipotesi di mettere 350 lavoratori su 500 in cassa integrazione, dato che la produzione è ancora ferma. “Una soluzione che noi rifiutiamo e per questo motivo ci riuniremo in assemblea”, aveva spiegato dopo cinque ore di faccia a faccia con i vertici il segretario della Fiom-Cgil di Padova, Loris Scarpa. Parole che lasciano presagire un lungo braccio di ferro con l’acciaieria.

Al momento, per l’incidente, sono indagati i vertici di Acciaierie Venete, della società che aveva costruita la siviera e della ditta per cui lavorano due degli operai che opera in appalto all’interno dello stabilimento.