Altro che governo populista, è sufficiente leggere l’accordo di programma per rendersi conto che sui temi cruciali di economia, finanza e lavoro il M5s e la Lega stanno proponendo un cambio di rotta contro la deriva neoliberista che sta mettendo in ginocchio l’Europa.

Il tema del programma di governo Lega-M5s va affrontato ponendo l’attenzione su due grandi temi: quello della democrazia degli Stati rispetto alle decisioni calate dall’alto, in particolare dall’Ue ovvero dalla Troika e quello dei temi effettivamente affrontati da Lega e M5s.

Sta emergendo in modo chiaro – anche per il cittadino meno attento – come chi detiene il timone dell’Europa (Francia e Germania) pretende di continuare a imporre l’austerità (più tasse e meno diritti) indipendentemente dalle scelte alternative espresse dai cittadini votando partiti che in modo più o meno marcato si pongono in contrasto con questa visione povera, in tutti i sensi, di Europa. In buona sostanza, ci voglio far digerire che il nostro voto non conta nulla.

Piaccia o no, il governo targato Lega-M5s deve essere messo nelle condizioni di potere attuare il proprio programma in alternativa all’austerità imposta dall’Europa e se ciò non accade il problema è di tutti, significa che non contiamo più nulla.

Su questo grande tema – e qui si entra nel merito del contratto di governo – entrambe le forze politiche propongono una rottura importante contro questa deriva antidemocratica europea, affermando ciò che dovrebbe essere ovvio, ossia che l’assetto fondamentale della nostra Costituzione deve prevalere sulle decisioni imposte dall’Europa.

Dalla difesa della democrazia degli stati nei rapporti con l’Europa, al tema del lavoro con la messa in discussione del Jobs Act a quello del sistema fiscale, passando per il tema del debito e deficit, emerge un progetto politico che esprime la volontà di rompere con l’austerità e con la precarietà, attraverso un mix di temi in parte riconducibili alla tradizione politica di destra e in parte riconducibili alla tradizione politica di sinistra.

In tal senso, il programma di governo esprime in linea di principio una rottura con il progetto europeo neoliberista che si fonda sull’austerità, sulla precarietà, sull’aumento dell’imposizione fiscale e sulla distruzione dei diritti sociali. Certo, non è tutto oro quello che luccica e alcuni argomenti vengono trattati in modo vago, ma nel complesso si tratta di un cambio di paradigma tutt’altro che trascurabile, che risulta evidente quando viene affrontata la questione tema del debito, nella parte in cui si dichiara che la sua riduzione deve avvenire per mezzo della crescita e non dell’austerità.

Essendo tuttavia un esperimento inedito e senza storia, l’alleanza non è chiaramente facilmente decifrabile e dunque è impossibile trarre delle conclusioni. È certo, comunque, che se proveranno a dare concreta attuazione al programma verranno duramente attaccati da coloro che hanno già lanciato messaggi pericolosi contro la nostra democrazia.