Mentre il premier incaricato Giuseppe Conte lavorava alla formazione dell’esecutivo, la “flat tax” (ma con due aliquote) proposta nel contratto di governo Lega-M5s conquista il centro della scena. Attirando pure – in negativo – l’attenzione della Conferenza episcopale italiana, che pure due giorni fa si era espressa a favore del “nuovo che avanza. In compenso un’analisi dell’agenzia Bloomberg sostiene che la misura “potrebbe funzionare, nonostante l’ostacolo rappresentato della lunga storia di scarso rispetto e applicazione delle norme fiscali nel Paese”. Quanto basta per far esultare il leader della Lega Matteo Salvini che su Twitter rivendica: “La flat tax in Italia può funzionare. Fra insulti e minacce di tutti i giornali e le tivù italiane, apprezziamo l’obiettività di qualcuno all’estero”, citando anche un pezzo del Wall Street Journal (titolo Magical thinking in Italy) risalente però al 16 maggio.

Alla Cei l’idea di sostituire le attuali cinque aliquote con due – rispettivamente al 15% sui redditi fino a 80mila euro e al 20% oltre – non piace perché, come ha spiegato il presidente Gualtiero Bassetti, tra i “principi irrinunciabili” c’è quello della “progressività fiscale”, il che vuol dire “non tagli per tutti genericamente ma per le fasce per le quali è necessario”. La priorità per Bassetti è che “ci sia una maggiore tassazione sulle attività speculative, si cominci da lì”.

Su Bloomberg, in un editoriale intitolato Italy’s populist government may not bring doom (“Il governo populista italiano potrebbe non causare sventure”), Leonid Bershidsky scrive invece che sebbene sulla carta “il cambiamento minacci di causare gravi perdite di entrate“, “se l’esperienza di Russia e Europa dell’Est conta qualcosa, l’Italia potrebbe finire per raccogliere più tasse, a dispetto della storica inaffidabilità nazionale nel pagarle o farle pagare”. Il giornalista russo ricorda che la Penisola ha un “grave problema di evasione“, ma sostiene che “il vantaggio di una flat tax bassa è che le persone tendono a pagarla volontariamente perché è facile da capire” mentre “sistemi complicati con tante aliquote e deduzioni rendono necessario dotarsi di un aiuto professionale e pochi tra gli italiani che presentano la dichiarazione riescono a farlo senza un consulente”.

Inoltre, continua il ragionamento, “le tasse piatte in Est Europa hanno avuto effetti dimostrabili di aumento del benessere, cosa che ha prodotto un incremento dei consumi“. Il che “può aumentare gli introiti del governo da tasse sul valore aggiunto o tariffe”. Secondo il giornalista “i governi populisti ovunque, in particolare in Polonia e Ungheria, hanno avuto un notevole successo nell’aumentare la riscossione delle imposte perché, come la nuova coalizione italiana, tendono a fare promesse sociali costose per essere eletti” che “motivano i governanti a prendere seriamente la riscossione”.

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