“I vecchi partiti si sono sgretolati”. “E’ giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza“. Sono queste le parole del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, che nel discorso rivolto all’assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, ha scelto di parlare della situazione politica italiana. Nel suo intervento ha ricordato la necessità di “rispettare l’identità e la storia del nostro Paese”, “conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica, cofondatrice dell’Europa unita, è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale”. Ma anche parlato di un necessario esame di coscienza di fronte ai mutamenti della politica italiana: “Vecchi partiti si sono sgretolati, nuovi soggetti sono venuti sulla scena, ma nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia“.

Nel suo discorso ha parlato anche di identità italiana, da considerare in relazione al ruolo di Paese fondatore dell’Unione europea: “Non basta avere un governo per poter guidare il Paese”, ha detto Bassetti. “Occorre, questo Paese, conoscerlo davvero, conoscerne e rispettarne la storia e l’identità; bisogna conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica, cofondatrice dell’Europa unita, è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale. Anche la nostra Chiesa è attraversata da un respiro europeo. Questi principi fanno parte integrante della nostra cultura”, ha ricordato il presidente della Cei, esortando a “prendere le distanze dal disincanto, dalla prepotenza e dalla sciatteria morale che ci circondano. Prendiamo le distanze dalle nostre stesse paure”.

Bassetti ha però riconosciuto l’importanza di capire le nuove evoluzioni di partiti e forze politiche: “E’ giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana”, ha continuato. Quindi ha invitato a “fare un esame di coscienza e soprattutto rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena”. Si è chiesto il presidente della Cei: “Sono molti, sono pochi? Ancora una volta, non è questione di numero, ma di luce, lievito e sale: ogni società vive e progredisce se minoranze attive ne animano la vita spirituale e si mettono al servizio di chi nemmeno spera più. In questo momento cruciale della nostra storia, esprimiamo con convinzione la nostra stima al presidente della Repubblica per la guida saggia e paziente con cui sta facendo di tutto per dare un governo all’Italia”.

Il nuovo che avanza secondo il Cardinale, va capito anche a fronte di una crisi significativa della politica italiana. “I vecchi partiti si sono sgretolati”, ha continuato, “nuovi soggetti sono venuti sulla scena, ma nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia. Chi si impegna nell’amministrare la cosa pubblica deve ritornare ad essere un nostro figlio prediletto: dobbiamo mettere tutta la forza che ci resta al servizio di chi fa il bene ed è davvero esperto del mondo della sofferenza, del lavoro, dell’educazione”. Infine si è rivolto alla comunità dei fedeli, chiedendosi come mai il dibattito sia così debole su questi argomenti: “Quello che ha sempre guidato i cattolici italiani – penso, ad esempio, al beato Giuseppe Toniolo – è stato un grande bisogno di distinguersi e di portare alta la divisa evangelica pure in politica. La storia della Chiesa italiana è stata una storia importante anche per la particolare sensibilità per l’aspetto politico dell’evangelizzazione: nessuna Conferenza episcopale come la nostra possiede un tesoro così ricco di documenti e di testimonianze. Dove sono le nostre intelligenze, dove sono le nostre passioni? Perché il dibattito tra noi è così stentato? Di che cosa abbiamo timore? Gli spazi che la dottrina e il magistero papale ci hanno aperti sono enormi – come ribadiva ieri sera il Santo Padre – ma sono spazi vuoti se non li abitiamo. E spazi dottrinali vuoti o pieni di pia retorica non sono sufficienti a contenere le tragedie di questa umanità in mezzo alla quale la misericordia del Signore ci ha posto”, ha concluso.