Risarcimento dei risparmiatori “espropriati” anche attraverso “l’utilizzo effettivo di risorse, come da legge vigente, provenienti da assicurazioni e polizze dormienti“. Ma anche allargamento della platea di quanto hanno diritto a un risarcimento, “anche parziale”, per includere “i piccoli azionisti delle banche oggetto di risoluzione“. Il contratto di governo sottoscritto da Lega e M5s dedica un capitolo alla tutela del risparmio. Non a caso il premier incaricato Giuseppe Conte, giovedì sera, ha voluto sottolineare plasticamente l’attenzione al tema incontrando una delegazione di rappresentanti dei “truffati” di Pop Vicenza e Veneto Banca e dei quattro istituti risolti dal governo Renzi nel novembre 2015, cioè Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara Carichieti. A loro ha garantito che “chi ha subito truffe o raggiri sarà risarcito”. Ma il suo governo, scaduti i termini per la richiesta di rimborso forfetario al Fondo interbancario di tutela dei depositi o di accesso all’arbitrato, dovrà per prima cosa decidere che fare del fondo di ristoro finanziario” da 100 milioni spalmati su quattro anni istituito dal Pd (ma l’emendamento fu approvato da tutti i gruppi con l’astensione solo di Forza Italia e Lega) con l’ultima legge di Bilancio. Ripartire da zero o costruire su quella base incrementando gli stanziamenti ad “almeno 2 miliardi“, la cifra necessaria, secondo il Movimento, per garantire rimborsi anche a chi aveva comprato azioni. Cioè titoli rischiosi per definizione. E che, in quanto tagli, per la normativa europea sono soggetti alla condivisione degli oneri in caso di crisi.

I nodi del decreto che attua il fondo di ristoro – Il decreto attuativo del fondo, fa sapere il sottosegretario all’Economia uscente Pier Paolo Baretta, è in dirittura di arrivo: si attende solo il parere del Consiglio di Stato. I soldi arriveranno dal Fondo rapporti dormienti e dalla gestione speciale del Fondo nazionale di garanzia. Mancano le indicazioni sui criteri di accesso, le modalità di erogazione e l’entità dei rimborsi. La legge di Bilancio specifica però che il ristoro sarà solo “in favore di risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza passata in giudicato o altro titolo equivalente, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria” nella vendita di strumenti emessi dalle banche risolte o liquidate. Oltre all’ammontare delle risorse previste l’altro nodo è questo: la necessità di dimostrare di aver subito un danno ingiusto.
La posizione del Movimento 5 Stelle è che occorre un provvedimento diverso perché “servono con tutta probabilità 2 miliardi di euro, ma ad oggi sono stati messi a disposizione appena 25 milioni, quasi una presa in giro se pensiamo che anche in questo caso i criteri per accedere al ristoro sono molto stringenti”. “Stiamo parlando”, ricorda un post pubblicato venerdì sul blog delle Stelle, “di circa 400mila risparmiatori che in vesti diverse, di azionisti o di obbligazionisti, hanno perso quanto avevano investito; non a causa di investimenti speculativi, come qualcuno inizialmente voleva far credere, ma a causa della pessima gestione del risparmio da parte di alcuni amministratori delle banche in questione”. La Lega dal canto suo ha fatto sapere nei giorni scorsi di aver presentato una proposta di legge alternativa “per garantire i risarcimenti: a seconda dei singoli casi, i soci potranno portare in deduzione o detrazione l’ammontare relativo al danno subito al costo storico di acquisto rivalutato”.

L’incontro con Conte. Che ha parlato di rimborsi solo ai truffati – Le delegazioni di risparmiatori incontrate da Conte sono a loro volta divise. In particolare sono spaccati i gruppi che rappresentano gli ex azionisti e obbligazionisti delle banche venete liquidate e vendute a Intesa Sanpaolo al prezzo simbolico di 1 euro. C’è un’altra frangia di piccole associazioni – la Ezzelino III da Onara rappresentata da Patrizio Miatello e la ferrarese Giovanna Mazzoni di Uniti per il Fondo – che perora la causa del fondo chiedendo un intervento rapido. E un’altra che chiede di ripartire da zero. “Secondo noi serve un provvedimento nuovo, da fare senza fretta per evitare di dare altre delusioni ai risparmiatori”, spiega l’avvocato Andrea Arman, che ha partecipato all’incontro nelle vesti di presidente del Coordinamento associazioni banche popolari venete “don Enrico Torta” – forte di 9mila costituzioni di parte civile nei processi a carico degli ex amministratori degli istituti. “Speriamo che la politica si fermi sul varo di questo decreto: metterebbe i truffati nel pantano di dover dare prova del misselling“, cioè della vendita fraudolenta. “Conte è un giurista e comprende benissimo la portata delle norme a tutela del risparmio e l’articolo 45 che tutela “la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata” e quindi anche l’attività di quelle che erano banche popolari”. Va detto che lo stesso Conte ha parlato di rimborsi a chi ha “subito truffe o raggiri”, che nella sua visione andranno dunque provati. Sullo sfondo però, fanno notare i risparmiatori, vanno considerate le responsabilità legate alla mancata vigilanza da parte delle autorità competenti. Che non hanno tutelato a sufficienza chi non aveva le competenze per valutare i prodotti proposti allo sportello.

Indennizzi forfettari del Fitd per 14mila obbligazionisti – Di certo il nuovo fondo sarebbe l’unico strumento a disposizione di chi non si è fatto avanti finora per chiedere al Fondo interbancario di tutela dei depositi il rimborso forfetario (80% del capitale investito) a patto di avere determinati requisiti reddituali e patrimoniali o tentare la strada dell’arbitrato per riavere tutto. Nel rapporto sulle politiche economiche 2014-2018 preparato dal ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan per il suo successore si legge che grazie al primo meccanismo “sono già stati rimborsati, per le quattro banche regionali, circa 167 milioni di euro a fronte della liquidazione di più di 14.000 istanze sulle circa 16.000 pervenute“. Per quanto riguarda le banche venete, gli obbligazionisti subordinati al dettaglio hanno potuto presentare domanda di indennizzo forfettario fino al 30 settembre 2017. Il Fondo interbancario ha ricevuto 8.090 istanze per un importo complessivo poco sotto i 50 milioni di euro.

Appena iniziato l’esame di 1.695 istanze nei collegi arbitrali Anac – Chi non ha le condizioni per l’accesso al rimborso forfettario e “ritiene di poter dimostrare di essere stato danneggiato per la violazione delle regole sul collocamento dei prodotti da parte delle banche”, continua il rapporto del Tesoro, può invece “chiedere il rimborso integrale delle somme investite, al netto delle eccedenze di plusvalenza, facendo istanza al meccanismo arbitrale”. In realtà, spiegano gli avvocati del Codacons Laura Binarelli e Bruno Barbieri, i termini per accedere all’arbitrato sono scaduti. “Il decreto attuativo è arrivato tardi e molti, nell’attesa, avranno probabilmente scelto la strada della causa, che preclude l’arbitrato”, spiega Barbieri. “Comunque sono state presentate centinaia di istanze ma quelle esaminate sono solo poche decine”. L’Anac ha iniziato a valutarle il 27 marzo e su 32 ricorsi ne sono stati accolti ventinove, per un totale di oltre 473mila euro di ristori. In tutto le istanze arrivate all’Autorità anticorruzione, presso cui sono insediati due collegi arbitrali, sono 1.695. Da aprile i collegi si riuniscono ogni settimana per velocizzare le operazioni.

Per gli ex azionisti Mps compensazione parziale – Infine il Monte dei Paschi di Siena, di cui ora il Tesoro è azionista di maggioranza per effetto della ricapitalizzazione precauzionale che si è resa necessaria dopo il fallimento dell’aumento di capitale tentato a fine 2016 subito dopo il referendum costituzionale. Il rapporto del Tesoro ricorda che “è stata introdotta una forma di compensazione per gli investitori al dettaglio fondata su un’offerta transattiva proposta dalla banca beneficiaria della ricapitalizzazione precauzionale. Gli strumenti subordinati che sono stati interessati dalla compensazione sono quelli emessi nel 2008 per un ammontare di circa 2,2 miliardi di euro“. In pratica il ministero ha offerto, a chi per effetto del burden sharing si era visto convertire forzosamente le obbligazioni subordinate in azioni della banca, di riacquistare i titoli. A fine novembre è stato comunicato che il Tesoro avrebbe accettato da ciascun risparmiatore il 92,27% delle azioni portate in adesione dell’offerta.