Eppure fu un dolore assurdo. La vita che si frantuma e si ricompone. Il filo che teneva in bolla la mia linea si spezza e si ritrova attraverso un’immagine: da dove vengo, dove e come sono oggi, e dove voglio andare. Cosa sogno, cosa vorrei fare. Sono grande ma non abbastanza, o sono abbastanza cresciuta per immaginare di crescere ancora e pensarmi altrove, diversa se pur me stessa. Altra. “Inedita”, così come a lui piaceva definire tutti le anime fragili che dalla sua Comunità passavano per riscoprirsi uomini e donne capaci di restare in piedi anche durante i tornado che la vita riserva.

Il personale e il collettivo. Due costanti che interagiscono nella vita di ognuno di noi e segnano una differenza sostanziale nella percezione di quella mancanza che oggi vi racconto con l’accenno di un sorriso. Perché quella bolla di assenza non è rimasta vuota; quello spazio di sospensione, quella intercapedine di perdita in cui manca il respiro, è comparsa senza che lui, in realtà, ci avesse mai lasciato. Senza che avessimo perso niente, se non la sua presenza fisica.

No, al livello personale, oggi, non posso dire che mi manchi. Ci incontriamo ogni giorno, e forse più spesso di quanto ci incontrassimo fisicamente fino a cinque anni fa. Lo sento forte in primavera ad esempio, in quelle giornate ventose che a Genova il sole scalda senza infastidire; è nell’aria fresca che mi schiaffeggia il viso e mi risveglia al mattino, mentre cammino, e mi scappa il sorriso. A volte socchiudo gli occhi per un istante. Mi fermo. Respiro piano e il passo ricomincia più sicuro. È nella pioggia che mi bagna, nella lacrima che scende, nella difficoltà di resistere alle sofferenze della vita.

È nella corsa a ostacoli e nella grinta che non avevo mai avuto. È nel lavoro che faccio. È il suo input e il mio specchio. Il riscontro. È la direzione a cui tendo. Sta nell’embrione delle mie scelte, anche quelle di cui a volte farei a meno. E proprio quando ne farei a meno, mi capita spesso di mandarlo “a quel paese” perché è un rompipalle pure da morto, non si fa mai gli affari suoi! Sempre a puntualizzare. E mi ritrovo il suo sguardo diritto lì davanti. Oppure me lo sento a fianco, sempre lì a creare il dubbio, a mettere in discussione. In assenza di giudizio indica la strada dell’autodeterminazione, della scelta personale, dell’incontro con la coscienza, della coerenza, della giustizia. In realtà credo che se ne stia solo lì ad osservare, come ha sempre fatto, e sono io che lo vado a trovare proprio come facevo prima. Lo cerco e continuo a trovarlo. È negli occhi di mia figlia, nella sua innocenza, nella sua parola senza filtri, nelle sue domande che cercano risposte concrete.

No. Non mi manca individualmente. Ho avuto l’occasione preziosa di avere il tempo necessario nella mia vita perché mi entrasse nel cuore e nella mente. Nella coscienza. Nella mia capacità di reazione. Mi ha spinto ad Essere. Ad essere Me nel mondo. Protagonista della mia vita.

Cinque anni e non sentirli. Eppure se ora prendo distanza dalla mia persona e cambio prospettiva, è lì dentro che sento la voragine creata da quello spazio non fisico che anno dopo anno si allarga; l’assenza di parole nuove di speranza, dentro la progressiva mediocrità del nostro tempo. È quindi in senso collettivo, il modo in cui sento che Ci manca. È in quell’ambito universale che supera il personale. Il suo contributo civico e politico, ma anche cristiano. Teologico. Le sue iperboli concettuali, contaminate dalla pratica quotidiana e dal suo sguardo sul mondo, rispetto a ciò che l’attualità ci ha messo davanti in questi anni e ci mette davanti ogni giorno. Gli input acuti e centrati, gli spasmi di vitalità che sapeva diffondere. L’apertura mentale senza pregiudizi, lo spirito di contestazione mai a perdere, le proposte, l’esempio. Quel suo saper riconoscere l’ “ultimo” e metterlo tra le priorità.

La sua esperienza pratica di Resistenza, i suoi racconti, il peso e il significato di ogni parola pronunciata. La storia personale e umana che sprigionava. Le radici forti che lo ancoravano in terra mentre abbracciava il cielo e tutti quelli che incontrava. La bolla di assenza per me sta tutta qui. E sta nella sua capacità di aggregare, di tenere insieme, di creare situazioni di condivisione e discussione, di riflessione, di denuncia e rivendicazione. In questa mancanza, che io sento collettiva, abbiamo il dovere di fare la nostra parte, di non rimpiangere ma seminare… “fosse anche per uno soltanto..” come diceva lui.

“Dalla solitudine alla festa” era uno dei suoi motti, e per questo voglio chiudere così, con la musica. E ho deciso che il pezzo giusto per festeggiarlo e non “commemorarlo” debba istigarci alla libertà e alla disobbedienza, a prescindere che lo abbiate amato o odiato, santificato o demonizzato. Le beatificazioni le lascio comunque agli imbalsamati e le forche ai bigotti. Liberi tutti dei Subsonica sono certa la “zampetterà” anche lui se sapremo ricordarlo ballando, mentre “Nei vuoti d’aria della realtà, tracciamo traiettorie migliori”.

Oggi 22 maggio 2018, dalle ore 18:00, a Genova si terrà una messa in Piazza Banchi, luogo simbolo nel cuore di quei vicoli a cui Don Gallo ha dedicato tutta la sua vita. A concelebrare la messa anche padre Zanotelli. Poi festa! Ché Andrea ci ha sempre chiesto di essere forti e sopratutto felici.

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