Dopo una laurea in filosofia, molteplici esperienze teatrali quali quelle con Tino SeghalLeone d’oro a Venezia per la performance – e Aldo Nove – due dischi (I pesci ci osservano e Carrozzeria Lacan) con cui partecipa al Premio Tenco – e dopo lo Spaghetti couchsurfing tour  una serie di concerti durante il quale ha girovagato per l’Europa offrendo musica e spaghetti in cambio di un posto letto – Andrea Labanca cede ancora una volta alla necessità di elaborare le emozioni e le esperienze quotidiane, per trasformarle in creatività. Esce così il nuovo e terzo disco Per non tornare, prodotto e arrangiato da Gianluca De Rubertis e pubblicato da Goodfellas.

Per non tornare è un progetto cresciuto nel mio inconscio” dice l’autore “le parole chiave per spiegarne il significato sono rivoluzione e partenza. Rivoluzione come spostamento che porta ad un nuovo punto di vista, partenza come movimento lineare in cui ci si muove da un punto ad un altro per fare un viaggio”.

https://www.youtube.com/watch?v=gKG1ik7dPg0

Labanca cambia musica ma non l’efficacia e l’incisività delle sue parole. Un alternarsi di atmosfere cangianti come mutevoli sono le immagini di un caleidoscopio in cui rotolano situazioni, paesaggi e personaggi. La sua voce, i cori di Marina Ladduca, il sax di Tiziano Cannas oltre alle tastiere suonate dallo stesso Gianluca de Rubertis, la chitarra di Giovanni Calella e la batteria di Lino Gitto donano leggerezza (nel senso delle Lezioni Americane di Italo Calvino) a significati intensi e ficcanti. In ogni canzone del disco, infatti, Labanca riesce a accedere luci su realtà differenti. Strumenti e parole si susseguono illuminando una moltitudine di caratteri, mettendoli a fuoco e facendoli emergere dal buio con particolari essenziali e sostanziali, quasi fossero stati dipinti da Caravaggio.

“Avevamo paura del buio, ora il buio siamo noi”; malinconia, ironia e “canzoni d’amore per dimenticare le ore di noia di noia”. Omaggi e citazioni spaziano da Enzo Jannacci e Giorgio Gaber a Francesco Guccini e Dario Fo sino a Rudolf Erich Raspe con il suo Barone di Munchausen. E tra le pieghe del cd, le fotografie di Renzo Chiesa e la direzione artistica di Lorenzo Previati. Un fotoromanzo che lega le nove canzoni in un appassionato noir dove (s)compare Janet, un angelo della notte. Imperdibile!

https://www.youtube.com/watch?v=plngu3bQ588

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