In provincia di Vibo Valentia ne hanno sciolti due lunedì scorso, assieme a un comune del Catanese e alla piccola Surbo, alle porte di Lecce. Nel paese salentino a giugno si sarebbe dovuto votare per l’elezione del sindaco e invece gli affidamenti dei lavori, gli appalti, le ditte di fiducia dell’amministrazione e l’assegnazione dei sussidi alle famiglie, hanno spinto il prefetto a chiedere di fermare tutto per diciotto mesi.

Con gli ultimi provvedimenti presi dal Consiglio dei ministri salgono a 16 i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose dall’inizio dell’anno, in netto aumento rispetto ai 21 di tutto il 2017. I numeri diffusi da Avviso Pubblico potrebbero trasformare il 2018 in un dodici mesi da record: a questo ritmo verranno infatti superate le 34 amministrazioni commissariate nel 1993.

Dal 1991 sono stati emanati 312 decreti di scioglimento, 25 dei quali annullati dai giudici amministrativi. Più volte la misura ha riguardato lo stesso Comune, come nel caso di Briatico e Surbo, sciolti negli scorsi giorni, e di Platì, colpito dal provvedimento negli scorsi mesi per la terza volta dopo il 2006 e il 2012. Il paese è in provincia di Reggio Calabria, il territorio più colpito con 61 scioglimenti da quando la norma venne introdotta nella stagione degli attentati mafiosi.

Negli ultimi cinque anni sono state 78 le amministrazioni locali sciolte per infiltrazioni, di cui 37 nella sola Calabria. Solo negli scorsi mesi, oltre a Briatico e Platì, sono stati sciolti i consigli comunali di Cirò Marina e Strongoli (Crotone), Scilla (Reggio Calabria) e, nel Vibonese, San Gregorio d’Ippona e Limbadi, il territorio del clan Mancuso dove poche settimane fa le cosche hanno fatto saltare in aria con un’autobomba Matteo Vinci.

Particolare anche la situazione in Puglia. Prima di Surbo, infatti, era toccato a Manduria il 26 aprile e a Mattinata nel marzo scorso. Nel comune foggiano, il prefetto aveva sottolineato come un’azienda del genero di un noto pregiudicato aveva “addirittura provveduto a trasportare le schede in prefettura” nel giorno del referendum costituzionale. Contando lo scioglimento di Valenzano, deciso nel settembre 2017, fanno quattro casi in meno di un anno. Fino allo scorso agosto, la Puglia contava 10 comuni sciolti in 26 anni.