È la quarta volta in quindici anni che il Consiglio dei ministri scioglie il comune di Platì, in provincia di Reggio Calabria, per infiltrazioni mafiose. Questa volta, su richiesta del ministro dell’Interno, Marco Minniti, i comuni commissariati per mafia sono cinque. Oltre al paesino della Locride, da sempre considerato la culla della ‘ndrangheta, infatti, c’è il comune di Limbadi in provincia di Vibo Valentia, dove pochi giorni fa le cosche hanno fatto saltare in aria con un’autobomba Matteo Vinci. E poi quello di Bompensiere, 500 abitanti in provincia di Caltanissetta, quello di Caivano in Campania, e il comune di Manduria in Puglia.

Si tratta di amministrazioni dove, secondo il consiglio dei ministri, sono state “riscontrate ingerenze da parte della criminalità organizzata”. Palazzo Chigi ha inoltre prorogato per altri sei mesi il commissariamento anche dei comuni di Casavatore e Crispano, in provincia di Napoli, “in ragione della necessità – si legge nella nota dell’esecutivo – di proseguire l’opera di risanamento dagli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata”.

Ilc omune di Platì, in realtà, era già commissariato da marzo: dopo le dimissioni di quattro esponenti della maggioranza a sostenere il sindaco Rosario Sergi erano rimasti soltanto tre consiglieri comunali, tutti eletti da una lista civica. Troppo pochi anche perché i consiglieri dell’opposizione si erano già dimessi all’indomani delle elezioni vinte nel 2016. Il nome del sindaco Sergi era finito nella relazione sui cosiddetti impresentabili stilata dalla commissione parlamentare Antimafia per via dei suoi “rapporti di affinità con esponenti di vertice della cosca Barbaro”.

“Abbiamo delle idee profondamente diverse” aveva detto la candidata sconfitta Ilaria Mittiga che, prima di rassegnare le dimissioni, aveva contestato le “eventuali promesse che sono state fatte”.  Al di là delle parentele pericolose e degli accordi compromettenti che sarebbero stati stretti in campagna elettorale – e di cui potrebbe occuparsi a questo punto la relazione di scioglimento – nel comune calabrese non esisteva più il numero legale: per questo motivo il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, lo aveva commissariato. E adesso Platì colleziona il quarto scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Per quanto riguarda Limbadi, invece, prima il ministro Minniti e poi il consiglio dei ministri hanno sposato la relazione firmata dal prefetto Guido Longo, che aveva inviato una commissione d’accesso al comune guidato da Pino Morello, in passato vicino al Pd. Una relazione dove, pare, abbia trovato spazio un rapporto dei carabinieri che ha evidenziato legami di parentela diretta e acquisita tra alcuni candidati ed esponenti della cosca Mancuso. In particolare nell’atto dei militari si faceva cenno al boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”, deceduto nel 2015.