Due sono stati arrestati, altre due si sono costituiti. A trentasette giorni dalla duplice aggressione avvenuta in un bar della periferia di Roma, arriva la reazione dello Stato contro il clan Casamonica. Dalle prime ore del mattino, infatti, gli uomini della squadra mobile sono impegnati in un’operazione che ha portato all’arresto di Antonio Casamonica, 26 anni, Alfredo, Vincenzo ed Enrico di Silvio, rispettivamente di 22, 28 e 71 anni. I primi tre sono finiti in carcere mentre il quarto è ai domiciliari. Sono accusati di lesioniminacce danneggiamento aggravati dalla modalità mafiosa.

L’operazione – Si tratta delle stesse persone che l’uno aprile scorso avevano picchiato una donna disabile e il titolare in un bar della Romanina, il quartiere controllato dal loro clan. Poi avevano minacciato le vittime che avevano sporto denuncia. Nel corso del pestaggio gli arrestati sono accusati di avere detto: “Qui noi siamo i padroni, è tutto nostro”. In un primo momento la polizia aveva parlato di due arrestati e due ricercati. Questi ultimi, però, sentendosi braccati, si sono presentati alla stazione dei carabinieri di Tor Vergata.

La richiesta di Minniti – Ieri, dopo che il caso era finito sui giornali, era intervenuto il ministro dell’Interno Marco Minniti. “Ho telefonato al capo della Polizia Franco Gabrielli, al quale ho chiesto una risposta ferma e tempestiva. Atti di questo tipo non possono rimanere impuniti”, aveva detto il numero uno del Viminale. Nel giro di 24 ore, quindi, ecco la risposta delle forze dell’ordine.

La ricostruzione – La polizia ha ricostruito nel dettaglio il raid e le varie fasi della duplice aggressione grazie alle ricostruzioni testimoniali e dalle immagini registrate nel sistema di videosorveglianza dell’esercizio commerciale. È il giorno di Pasqua quando Antonio Casamonica e il cugino Alfredo Di Silvio entrano nel bar: vogliono le sigarette e pretendono di essere serviti subito. “Infastiditi con il barista poiché in quel momento non li stava servendo – ricostruiscono gli investigatori – si erano rivolti ad una cliente che era in fila alla cassa per pagare un caffè, dicendole: questi rumeni di merda non li sopporto proprio”. Nel locale tacciono tutti. L’unica a rispondere è la donna: “Se il bar non vi piace andate altrove”. Un affronto che accende la violenza.

 di Bisbiglia e Gennaro

Il film del raid – “Irritati dal fatto che la donna avesse preso le difese del titolare del bar – spiega la polizia – Antonio Casamonica le ha sfilato gli occhiali che indossava, mentre Alfredo Di Silvio la picchiava con la cinta”. Nonostante la vittima li supplicasse di smetterla, spiegando di essere portatrice di handicap e invalida civile, i due hanno proseguito e in particolare “Alfredo Di Silvio ha continuato ad aggredirla prendendola per il collo e dandole dei violenti calci sul ventre, facendola rovinare più volte in terra; l’ha poi schiaffeggiata, costringendola in un angolo del bar, stringendole energicamente il collo e la gola con entrambe le mani fino a farle mancare il respiro”.  La vittima è riuscita a prendere il suo telefono per chiamare i soccorsi, ma il cellulare le è stato strappato dalle mani e portato via da Alfredo Di Silvio che l’ha minacciata: “Io ti ammazzo, ti ammazzo se chiami la polizia”. “Solo dopo aver supplicato Alfredo Di Silvio, rassicurandolo che non avrebbe chiamato la polizia, questi gli ha riconsegnato il telefono”, spiegano gli investigatori. I due poi si sono allontanati dal bar a bordo di una Ferrari di colore nero. Ma pochi minuti dopo Alfredo Di Silvio è rientrato nel bar insieme al fratello Vincenzo Di Silvio “con il chiaro e premeditato scopo di aggredire e malmenare, il proprietario, pronunciando frasi come ‘Qua comandiamo noi‘, ‘devi chiudere questo bar altrimenti ti ammazzo’, ‘qui comandiamo noi e devi fare quello che ti diciamo’”.

I reati contestati – Il barista è terrorizzato, chiude il locale per due giorni. A reagire, in questo caso, è moglie che convince il marito a riaprire: Io non ho paura, non la ho mai avuta. A prescindere da chi sono e di chi è la nazionalità”. Per questo motivo Alfredo Di Silvio e Antonio Casamonica sono accusati in concorso di lesioni personali pluriaggravate dai futili motivi; Alfredo di Silvio inoltre, in concorso con Vincenzo di Silvio, è accusato di lesioni personali aggravate dai futili motivi per aver colpito violentemente il gestore del bar con un’arma impropria, per aver costretto i coniugi romeni con violenza e minacce reiterate a tenere il bar chiuso per due giorni e per aver distrutto molti arredi e suppellettili.  Enrico Di Silvio, invece, è accusato di aver tentato con violenza e minacce reiterate di costringere i gestori del locale a ritirare la denuncia presentata nei confronti dei suoi nipoti, offrendo anche soldi, e pronunciando la frase fortemente intimidatoria “allora volete la guerra” .