La statua di una madonna piange sangue. Un gocciolio continuo, incessante, che riempie intere bacinelle. Le autorità di polizia che l’hanno trovata, dopo un blitz nel covo di un boss della ‘ndrangheta, non possono che affidarsi in totale segretezza al lavoro degli scienziati. Ma il responso è un mistero inspiegabile che mette in crisi, tra gli altri, un primo ministro ateo, un prete, e una biologa. Dopo aver visto Il Miracolo, dall’8 maggio 2018 su Sky Atlantic per quattro settimane ogni martedì, non vi staccherete più dallo schermo. L’opera ideata da Niccolò Ammaniti è la serie tv italiana dell’anno. Un’apnea sensoriale persuasiva e perturbante, un serio ricatto visivo e morale che pesca con abilità in una cultura contemporanea in continuo scontro ideologico tra sacro e profano, tra fede e scienza, tra cattolicesimo ed illuminismo.

Impossibile rimanere indifferenti di fronte alla compostezza istituzionale del giovane e affascinante premier progressista Fabrizio Pietromarchi (il solito impeccabile Guido Caprino), laico e razionale padre di due bimbi che, convocato all’improvviso dal pool di investigatori in un sotterraneo segretissimo sballotta di continuo la statuina senza ricavarne che la conferma dell’ignota causa del pianto inspiegabile. La sorpresa emotiva e la graduale inconsapevolezza del politico, coinvolto tra l’altro in una campagna elettorale per l’uscita dell’Italia dall’Euro, è un po’ l’ago della bilancia di una narrazione densa e compatta, con continui rilanci di spunti credibili della storia (almeno nei primi quattro episodi che abbiamo potuto vedere in anteprima) che fanno de Il miracolo un mirabile esempio di scrittura seriale (Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises) da fare concorrenza agli stimati colleghi di 1992 e 1993.

Intanto Il Miracolo mostra un paio di scelte strutturali che fanno dondolare l’amo fin dal primo secondo. Un prologo apparentemente separato dal resto del testo, continuamente rinnovato e travolgente, reiterato con andamento lineare e disvelante (i fatti avvenuti qualche tempo prima in una Calabria malavitosa), più degli incredibili titoli di testa che gelano il sangue. Sulle note del brano musicale Il Mondo cantato da Jimmy Fontana si susseguono stralci di processioni sacre, ovuli e spermatozoi al microscopio, ma soprattutto il dettaglio di una bocca candida con una sorta di sorriso appena accennato di un’eburnea statua di una Madonna (non quella ritrovata dai personaggi della serie) che provoca un fulminante shock modello Esorcista di Friedkin.

La cifra stilistica sofisticata e allo stesso tempo lo sfondo asetticamente “romano” concorrono ad una rappresentazione di un presente che sembra però vivere in una sospensione di senso e di incredulità. Ogni spettatore, credente o meno, può davvero affidare il proprio desiderio di soluzione al mistero del miracolo scegliendo tra le fila di un gruppo di attori sublimi che incarnano personaggi devianti e in alcuni momenti perfino disturbanti. La speranza ideale, quella che salva il singolo baciato dal miracolo, è rappresentato dalla dimessa scienziata lesbica Sandra (una sempre efficace Alba Rohrwacher), anziana madre malata a carico curata perfino con un campione di sangue scippato a quello infinito della madonna ritrovata per mescolarlo alla minestra materna. Poi c’è il depravato padre Marcello (Tommaso Ragno, immenso), all’apparenza missionario di fede in Africa e prete sui generis di periferia, ma in realtà essere umano iroso e violento completamente dedito a pornografia e gioco d’azzardo. Elena Lietti (sorpresa vera) è invece la moglie del premier, fenditura provocante e sensuale di una carnalità palpitante e esigente che sbatte contro la rigida spiritualità continuamente evocata attorno a lei dalla baby-sitter ultracredente dei figli.

“La Madonna si presenta come un miracolo, qualcosa cioè che viola le ordinarie leggi dell’universo, ma il suo impatto è lo stesso dell’alieno sbarcato da un’astronave, o della bottiglia di Coca Cola che atterra tra gli aborigeni. Rappresenta l’incomprensibile, l’inaccettabile che ribalta in un colpo solo ciò che fino a un momento prima era la realtà, senza tuttavia produrre un effetto di senso immediato o visibile”, hanno spiegato gli sceneggiatori della serie. “Quale è l’atteggiamento che ognuno di noi assumerebbe davanti a ciò che non è spiegabile? Come ci relazioniamo noi, occidentali, oggi con tutto ciò che eccede la nostra comprensione, ciò che sfugge a ogni spiegazione scientifica? Un caleidoscopio di reazioni. Quale è il limite della fede nella scienza e quale il limite della fede in Dio? Ogni domanda anziché raggiungere una risposta ne dischiudeva nelle nostre mani un’altra ed un’altra ancora. Così come noi, i personaggi de Il Miracolo oscillano, temono, invocano un senso che questo banale miracolo non sembra rivelare. Il senso non è mai un fatto positivo, ma mera ricerca, cammino, percorso fatto di tentativi di comprensione e salti nell’abisso che ognuno dei nostri personaggi ha dovuto attraversare. Poiché il miracolo è un’eccedenza incomprensibile, così la storia è diventata eccedente”. Dirigono gli episodi, oltre ad Ammaniti, anche Francesco Munzi e Lucio Pellegrini. Producono Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside, in co-produzione con Arte France e Kwaï,