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Limbadi, perquisizione nell’azienda Mancuso: trovata una pistola con 200 munizioni. E pure una katana

Nella città dove lo scorso 9 aprile un’autobomba ha ucciso il rappresentante di medicinali Matteo Vinci e ferito suo padre Francesco, i carabinieri hanno arrestato Rosaria Mancuso e hanno denunciato a piede libero suo genero Vito Barbara. Quest'ultimo è stato trovato in possesso di una spada a lama curva usata dai samurai giapponesi
Limbadi, perquisizione nell’azienda Mancuso: trovata una pistola con 200 munizioni. E pure una katana
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Una pistola con tanto di munizioni. Ma anche una katana in stile samurai. Dopo il marito, tocca alla moglie e al genero finire nei guai per detenzione illegale di armi. A Limbadi, dove lo scorso 9 aprile un’autobomba ha ucciso il rappresentante di medicinali Matteo Vinci e ferito suo padre Francesco, i carabinieri hanno arrestato Rosaria Mancuso e hanno denunciato a piede libero suo genero Vito Barbara. Quest’ultimo è sposato con Lucia Di Grillo. Nel corso di una perquisizione Barbara è stato trovato in possesso di una katana, la spada a lama curva usata dai samurai giapponesi. Ritenuta arma bianca di genere vietato, la katana è stata così sequestrata.

Parente diretta dei boss di Limbadi, invece, Rosaria Mancuso ha subito la perquisizione nei locali della sua azienda agricola dove i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, guidati dal maggiore Valerio Palmieri, hanno trovato un revolver e 200 munizioni. La donna (sorella di Giuseppe, Diego, Francesco detto “Tabacco”, Pantaleone “l’ ingegnere” e Salvatore Mancuso) è stata quindi trasferita al carcere femminile di Reggio Calabria a disposizione dei magistrati.

L’arresto eseguito ieri e la denuncia rientrano nelle attività di controllo del territorio eseguite dai carabinieri. Non riguardano quindi l’inchiesta sull’autobomba ma solo i personaggi sui quali la madre di Matteo Vinci, Rosaria Scarpulla, dall’inizio punta il dito come i responsabili dell’attentato.

Da oltre 20 anni, infatti, i Mancuso e la famiglia Vinci avevano problemi di vicinato sfociati, nel 2014, addirittura in un’aggressione che ha portato all’arresto “per rissa” di appartenenti a entrambe le famiglie.  Pochi mesi prima dell’autobomba, inoltre, stando a quanto denunciato ai carabinieri, Francesco Vinci (il padre di Matteo) era stato aggredito dai Mancuso a viso scoperto e con una pistola in mano: gli avevano rotto la mandibola ed era finito ricoverato in ospedale nel reparto di terapia intensiva. Un’indagine, quella sull’aggressione, ancora aperta e che potrebbe essere collegata a quella sull’attentato in cui è morto Matteo Vinci.

Il giorno dopo l’assassinio di Matteo Vinci, invece, nel corso di un’altra perquisizione i carabinieri avevano arrestato Domenico Di Grillo, marito di Rosaria Mancuso. Aveva un fucile detenuto illegalmente. In quell’occasione, davanti al carcere dove stava per essere convalidato l’arresto del suocero, c’era Vito Barbara che, ai microfoni dei giornali locali, aveva difeso il padre della moglie: “Domandate a Limbadi – erano le sue parole – a mio suocero non lo conosce nessuno. Con i Vinci avevamo delle cause civili. Siamo stati noi che quattro anni fa abbiamo azionato (sic) la legge”.

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