Cinquemila rupie. Anche adesso, sul pullman gelido, Ausi ripensa a quei soldi. Il prezzo esatto del martirio. Con il senno di poi, avrebbe dovuto rendersi conto già in quel momento che tutti i partiti politici sono uguali, che sfruttano gli attivisti per i propri scopi e poi li gettano via. Che il partito avrebbe usato anche lui, come aveva fatto con Sohail. Ma era stato indifferente a tutto, eccetto al bisogno che qualcuno pagasse per la morte di Sohail. Voleva dar fuoco al mondo intero, e il partito l’aveva incoraggiato, giusto o sbagliato che fosse”.

Duro, spietato, politicamente scorretto, Lancio a effetto, del pakistano Omar Shahid Hamid (Metropoli d’Asia, traduzione di Giovanni Garbellini, vincitore dell’Italy Reads Pakistan Prize) è un romanzo bello e struggente, un vero e proprio pugno nello stomaco, un noir atipico che si muove al meglio nel depistare il lettore attraverso l’arma più efficace del genere: la menzogna.

Nello sperduto deserto di Nara nel Khaimpur, in una ex Scuola di Zootecnica, viene imprigionato lo sceicco Uzair, un terrorista dell’universo del radicalismo islamista colpevole di efferati omicidi e attentati spettacolari. Qui incontra il vice sovrintendente Omar Abassi, incaricato della sua custodia, il quale persegue la verità assoluta e inizia a scavare nel passato dello sceicco. Troverà una serie di lettere che questi scambia con un suo vecchio amico di scuola, Eddy e che potrebbero rivelare molti segreti su Uzair e la sua spietata organizzazione jihādista.

Inizia da qui un viaggio nel Pakistan di fine anni Ottanta, in una scuola della Lahore altolocata, tra partite di cricket, adesioni a partiti nazionalisti, ingiustizie private, incomprensioni, fino all’esodo in Occidente, in stipati appartamenti di Londra, in campi profughi del Kosovo e nei college americani dove gli studenti provengono da famiglie così prive di immaginazione da mettere un numero dopo i nomi di battesimo per la mancanza di voglia di cambiarli. Infine c’è l’inevitabile ritorno, l’adesione a qualcosa, che sia la vita priva di passioni dell’aristocrazia dominante o la lotta nel Kashmir. Con le inevitabili conseguenze.

Il Jinn è la punizione speciale riservata a lui dai suoi carcerieri, quando li fa davvero imbestialire. È un gigantesco scagnozzo pederasta che il direttore del carcere, un uomo dal muso di topo di nome Sinha, convoca dalle fila della cellula locale di un partito di estrema destra per umiliarlo ogni volta che il Pakistan vince un incontro di cricket. Sinha, decisamente orgoglioso di avere ideato questa nuova forma di tortura, dice ad Ausi che ritrovarsi un cazzo indù nel culo a intervalli regolari lo convincerà a disfarsi del suo odio con gli indiani”.

Con il sottofondo degli echi afgani e il crollo delle Twin Towers, Omar Shahid Hamid scrive una storia magistrale direttamente dai confini di quello che pensiamo essere il nostro mondo, dimostrando che la religione spesso non è altro che una maschera di cera per pulsioni e rancori che hanno più a che fare con la gelosia, l’inadeguatezza sociale e la follia nuda e cruda. Lancio a effetto è un libro che lascia il segno, aperto a molteplici soluzioni. Un insegnamento letterario per chiunque abbia la fortuna di averlo tra le mani.

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