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Sicilia, musei e luoghi di cultura chiusi nei festivi. “Carenza di personale e di fondi per le turnazioni”

I casi: la galleria di Palazzo Abatellis a Palermo, il museo Antonino Salinas, il Parco archeologico di Naxos Taormina e quello di Segesta, il museo Pepoli di Trapani e il Lilibeo a Marsala. "Mancano 1,8 milioni. E anche i finanziamenti previsti non sono mai arrivati. Abbiamo anticipato noi per i primi sei mesi dell’anno”, scriveva lo scorso luglio il presidente della Sas, che gestisce custodia e vigilanza
Sicilia, musei e luoghi di cultura chiusi nei festivi. “Carenza di personale e di fondi per le turnazioni”
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La bella stagione è arrivata. Tempo di passeggiate e visite. Anche in aree archeologiche, musei e luoghi d’arte. Quando andare se non durante i fine settimana e nei giorni festivi? Ottimo proposito, l’importante è che non siate in Sicilia.

Chiudono i più importanti musei siciliani durante i festivi e scoppia l’emergenza. Nelle scorse settimane la galleria di Palazzo Abatellis a Palermo, poi il museo Antonino Salinas e adesso anche il Parco archeologico di Naxos Taormina, quindi quello di Segesta, il museo Pepoli di Trapani e il Lilibeo a Marsala. E in molti altri siti la situazione è la stessa”, scrive il GiornalediSicilia.it. A dare la notizia sono i direttori dei rispettivi poli museali, che parlano di “grave criticità” e “danno economico e di immagine che si arrecherebbe alla Regione”.

Il problema qual è? “Una carenza di personale, insufficiente in quanto le ore da coprire sono 24 al giorno e non solo quelle dell’apertura al pubblico”, spiegano i direttori. “Alla base di questa sofferta decisione c’è carenza di personale e poi i turnisti non accettano più di derogare al limite contrattuale di un terzo dei festivi in cui si può lavorare. Deroga che non è prevista comunque dalla legge. Purtroppo manca anche il personale di riserva e tutto ciò si traduce poi in queste decisioni”, ribadisce la criticità, aggiungendone un’altra, Gioconda Lamagna, direttrice del Museo Pietro Griffo di Agrigento.

Pensare a una emergenza non è del tutto corretto. La questione si trascina da anni, ricomparendo in maniera prepotente ad intervalli abbastanza regolare. “La Finanziaria ci ha tagliato i fondi per le turnazioni, mancano un milione e 800mila euro. E per di più anche i finanziamenti previsti non sono mai arrivati. Così abbiamo anticipato noi per i primi sei mesi dell’anno circa 900mila euro. Ora però siamo costretti a bloccare tutto”, scriveva lo scorso luglio il presidente della Sas, la società partecipata che con i suoi 1.900 dipendenti gestisce il servizio di custodia e vigilanza nei beni culturali.

Soldi della Regione finiti, quindi ingressi sbarrati nei festivi, nei prefestivi e di notte. “Intorno ai beni culturali c’è una approssimata e scellerata programmazione economica e gestionale che puntualmente si ripete ogni anno. Più volte abbiamo proposto la rimodulazione dei turni superando l’ormai obsoleto sistema attuale che pone limiti ai festivi e non alle notti. È un sistema previsto dal contratto vigente …”, diceva Gianni Borrelli della Uil. A marzo 2016, a gennaio 2014 e poi ogni anno fino a settembre 2011, stessa questione. Musei ed aree archeologiche chiusi la domenica pomeriggio e i festivi.

Un problema di risorse, certo. Ma anche di organizzazione, evidentemente. L’appello del marzo 2016 firmato da Andrea Camilleri, Pierangelo Buttafuoco e tanti rappresentanti del mondo della cultura sembra rimasto senza risposta. Chiedevano attenzione per il patrimonio siciliano, che tante inchieste restituivano in condizioni disastrose. “Disponibile a ogni forma di collaborazione per valorizzare e tutelare i beni culturali”, aveva promesso il ministro Franceschini. Invece nulla è cambiato.

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