Un paziente mi racconta che da ragazzo era un tennista discreto. Aveva ottimi risultati in allenamento e nelle competizioni relativamente importanti. Se però si cimentava in tornei che per lui erano fondamentali cambiava e, a detta del suo allenatore, sembrava un altro giocatore molto più impacciato, indeciso e timoroso di affondare i colpi. Ricorda una partita in cui stava vincendo per due set a zero e nel terzo era sul 40 a 15. Mancava solo un punto ma cominciò a pensare in modo intenso alle implicazioni di questa vittoria. Si mise a giocare col “braccino corto e floscio” e perse la partita.

Nella scorsa settimana tre eventi sportivi hanno attirato l’interesse di molti connazionali. La Roma e la Juventus in Champions League non avevano nulla da perdere nelle partite di ritorno in quanto già ampiamente soccombenti all’andata. Forse proprio per questo sono riuscite a fare due partite memorabili mentre gli avversari – Barcellona e Real Madrid, molto blasonati – sono scesi in campo con la paura di vincere e parevano squadre impacciate. Nel finale di Real Madrid-Juventus improvvisamente la paura di vincere ha colpito la Juve che fino ad allora sembrava travolgente facendola indietreggiare e bloccandola.

Anche in Formula 1 dopo anni di abbonamento al secondo posto finalmente la Ferrari pare essere vincente. Sono però iniziati errori tattici, impacci nel team, manovre stranamente controproducenti che frenano lo slancio.

In politica pare che i due vincitori delle elezioni Luigi Di Maio e Matteo Salvini siano bloccati dalla paura di andare veramente a governare per cui stanno impantanati – loro che vorrebbero rappresentare il nuovo nei più triti e peggiori meandri della politica politicante -, sembra che abbiano timore di prendere le redini della situazione e fare qualcosa dopo anni di parole. Le scuse ci sono indubbiamente ma paiono pretestuose perché se vuoi cambiare devi deciderti prendendoti delle responsabilità. La cosa penosa è che proprio loro, che hanno sempre tuonato contro gli sprechi della politica, ora tengono mille parlamentari a 15mila euro al mese a non fare nulla.

Rileggendo questo post mi rendo conto che questo ragionamento psicologico sulla paura di vincere può essere semplicistico. Esistono anche il caso, gli avversari, gli eventi imprevisti ed imprevedibili come un fallo sanzionato o meno col calcio di rigore. Non voglio essere manicheo nell’affermare che la psicologia di colui che si appresta a realizzare un sogno agognato da anni possa da sola bloccarlo o condizionarlo. Esistono molteplici altri elementi anche casuali che interferiscono.

Dobbiamo però tenere presente che esiste il timore di vincere e che in certi casi può condizionarci. Questo stato d’animo deriva da millenni di condizionamento sul nostro cervello di animali che vivono in comunità. Essere i primi, sopravanzare gli altri pare bello quando si è parte del gruppo ma nel momento che si realizza provoca in quell’individuo la sensazione di essere improvvisamente solo, fuori dal gruppo, isolato e potenziale preda dei lupi o dei nemici.

Essere primo non è solo un traguardo ma uno stato in cui tutti ti guardano e dopo averti osannato sono pronti ad attaccarti. Nella nostra cultura millenaria dopo la Domenica delle Palme con gli osanna c’è il venerdì santo con la crocifissione.