In un periodo storico in cui il 41% dei giovani americani non sa cosa sia stato il campo di concentramento di Auschwitz e in Europa, dopo il caso della contestata legge polacca che punisce con il carcere chi associa i lager alla Polonia, e la Francia ha dovuto organizzare una marcia per respingere con forza l’antisemitismo, arriva dalla Germania la notizia che la procura di Stoccarda ha chiesto il rinvio a giudizio un ex guardiano di Auschwitz, con l’accusa di aver collaborato all’omicidio di 13.335 persone. L’uomo, che oggi ha 94 anni, prestò servizio come membro delle SS nel campo di concentramento, fra il dicembre 1942 e il gennaio 1943.

In quel periodo avvennero circa quindi  trasporti di massa nel lager, e i deportati furono selezionati in base alla loro capacità di lavoro. Secondo l’accusa, 13.335 prigionieri, classificati come non idonei, furono uccisi nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau. Il processo si svolgerà nel Tribunale di Mannheim, dove abita l’uomo, che attraverso il suo legale ha sostenuto di non sapere, all’epoca, che i prigionieri venissero uccisi. Sarà il Tribunale a decidere sulla richiesta dell’accusa.

Intanto il 2017 ha visto un aumento di varie forme di antisemitismo ma un decremento di circa il 9% degli “attacchi antisemiti violenti” come si legge nell’annuale Rapporto sull’antisemitismo del Centro Kantor presentato nei giorni scorsii all’Università di Tel Aviv alla vigilia del Giorno della Shoah che in Israele si celebra da stasera fino a domani sera. Secondo i dati nel 2017 i casi violenti sono stati 327 contro i 361 del 2016, ma a questi mancano quelli occorsi in Francia – come la sopravvissuta uccisa in casa a Parigi lo scorso 26 marzo  che sono ancora in fase di elaborazione dalla Comunità ebraica locale. La decrescita è tuttavia “oscurata” da un “forte” aumento di tutte le altre manifestazioni antisemite e “nei social media”. “Negli anni dal 2006 al 2014, i casi violenti in tutto il mondo sono stati tra i 600 e i 700 all’anno, in quelli recenti – ha sostenuto il Rapporto – tra i 300 e i 400”. Ma – ha messo in guardia il Centro – alcuni di questi sono stati “perpetrati più brutalmente e con maggiore danno”. A prevalere, anche nel 2017, è, per il Rapporto, “una sinistra sensazione di insicurezza negli ebrei in Europa“.