Richard Wagner (1813-1883) affascina da sempre i musicologi e i melomani italiani. Compositore complesso, le sue creazioni sono straordinarie non solo per la musica in sé ma anche per i riferimenti intellettuali e culturali. Su di lui, nel giro di pochi mesi, sono usciti da noi tre libri di tutto rispetto: si è grati agli editori che, nonostante le difficoltà in cui versa l’editoria scientifica, non arretrano di fronte a simili sfide.

Il primo volume, Il Parsifal di Wagner: testo, musica, teologia (Torino, EDT, 2017), è di Giangiorgio Satragni, critico musicale de La Stampa e docente di Filosofia della musica nel Conservatorio di Bologna. È uno studio sull’ultima opera di Wagner (l’ermetico e suggestivo Parsifal, appuntorappresentato per la prima volta nel 1882 a Bayreuth e poi – scaduti i trent’anni di privativa imposti dall’autore – a Bologna nel 1914. Wagner la definì Bühnenweihfestspiel, ossia una “sagra scenica sacra”.

Parsifal è un personaggio della corte di re Artù e faceva parte dei Cavalieri della Tavola rotonda: la tradizione epica tedesca tramanda che riuscì a vedere il santo Graal, ossia il calice nel quale Cristo bevve durante l’Ultima cena. Il tema della redenzione, presente anche in altri capolavori del musicista, qui diventa centro focale del dramma.

Satragni, con perizia e sottigliezza, incrocia l’analisi del testo letterario (il libretto è dello stesso Wagner) con quella del testo musicale. Lo sguardo acribico sulle fonti fa emergere il ricco intreccio di filosofia, teologia, letteratura e musica. Lo studioso mostra, infatti, che questo capolavoro – il cui fulcro è la sacralità – va interpretato in primis attraverso le lenti della teologia.

La sua lettura dell’opera è profonda ed entusiasmante, il lettore si appassiona. Il libro è un contributo importante alla bibliografia wagneriana: stimola la comprensione del capolavoro e la sua fruizione.

Il secondo volume, La sublime illusione (Napoli-Salerno, Orthotes, 2017) è di Maurizio Giani, studioso wagneriano di lungo corso e docente di Estetica musicale nell’Università di Bologna. Vi sono raccolti articoli, relazioni di convegno, programmi di sala pubblicati in Italia e in Germania negli ultimi anni.

Il libro ha tre sezioni: la prima affronta la drammaturgia, i libretti, la musica; la seconda discute il rapporto del musicista con la filosofia e la letteratura europea tra Otto e Novecento, e non passa sotto silenzio l’infinito dibattito sul conclamato antisemitismo del compositore; la terza presenta schede bibliografiche per varie opere allestite alla Scala di Milano dal 2007 al 2013, da Tristano e Isotta all’Olandese volante. Sono state redatte per fornire suggerimenti ai frequentatori del teatro e consentire gli approfondimenti culturali utili alla comprensione.

Questo libro può giovare anche nelle aule del Conservatorio e dell’Università. Ogni saggio si presta infatti a una lettura commentata e alla successiva discussione con gli studenti. Giani mostra così di coniugare magistralmente la ricerca di tipo storico-estetico e la sua trasposizione didattica.

Il terzo volume, Tutto quel che è finisce (Milano-Udine, Mimesis, 2017) è di Pietro Misuraca, ricercatore nell’Università di Palermo, la città in cui Wagner nel 1882 – ospite del Grand Hotel des Palmes – finì di comporre proprio il Parsifal.

Misuraca offre qui una guida per L’anello del Nibelungo, uno dei capolavori assoluti della drammaturgia di tutti i tempi. Il grandioso ciclo, che abbraccia un prologo (L’oro del Reno) e tre giornate (La Walkiria, Sigfrido, Il crepuscolo degli dei), ebbe lunga e travagliata gestazione, dal 1848 al 1874.

Il lavoro di Misuraca trae origine da conferenze da lui tenute al Teatro Massimo di Palermo e da due corsi impartiti in Università. Anche questo libro si muove perciò fra ricerca, didattica e divulgazione.

Il musicologo siciliano ripercorre le vicende che portarono alla composizione delle quattro opere dell’Anello, discute le interpretazioni critiche che ne sono state date in passato e di recente, analizza la partitura nei suoi vari aspetti, ne svela i significati talvolta sfuggenti.

Correda il volume un’ampia tabella dei cosiddetti leitmotive, i motivi conduttori: sono quei temi che nel teatro di Wagner identificano personaggi, situazioni e sentimenti, e ricompaiono nel corso del dramma, di volta in volta variati o combinati insieme.

Un libro utile e attraente, questo di Misuraca: con gli altri due – di Satragni e Giani – dimostra che la musicologia italiana sta vivendo una florida stagione wagneriana.