La tentazione di un patto d’opposizione con Silvio Berlusconi, in Matteo Renzi è molto forte. Il Nazareno degli sconfitti nel quale mettere il Pd a sgocciolare fino alla fine.

E visto che gli manca la ribalta e che fra poco tutti i suoi fedelissimi andranno sottotraccia (come la politica vuole) per rispuntare dopo dimenticando il “siamo qui grazie a te!”, è giusto che Renzi e il renzismo siano oggetto delle nostre considerazioni – ma ancora per poco, non si illuda! -, è giusto che Matteo sappia che tre “T” lo hanno fregato e hanno determinato un suo declino nell’opinione pubblica.

La prima “T” sta per trivelle. C’è poco da aggiungere ma, per chi avesse cambiato canale negli ultimi anni, ricordiamo le prodezze renziane nel difendere petrolieri e multinazionali che ancora oggi cercano sponde per rovinare quello che noi a Sud amiamo maggiormente quanto e come la mamma: il mare.

Siamo tutti figli del mare, custodi e soldati pronti a scendere in guerra in sua difesa. E non ci sono motivazioni di alcun tipo (razionali, occupazionali, geostrategiche) che tengano. Siamo gente di mare e chiunque lo insidia ci insidia nell’anima.

Quindi Renzi deve imparare un comandamento fondamentale, mai tentare di attaccare il Sud e i suoi abitanti dal mare. Abbiamo respinto invasori da sempre e consentito solo agli americani di entrare da mare per eliminare i tedeschi. Quindi se al fiorentino avessero detto che sulle trivelle puoi non far vincere il referendum ma sbatti dopo, avrebbe fatto qualche errore in meno.

La seconda “T” riguarda sempre il mare e sta per: Tap, il gasdotto. Qui l’errore è stato madornale.

Nel luglio 2014, quando gli azeri decidono di abbandonare San Foca – per attraversare le più facili sponde di Croazia e Montenegro -, lui si intestardisce, vola a Baku con le carte del governo a posto, riempie la Leopolda di “tappari” in ottobre (che nel 2015 otterranno ottimi contratti con Socar) e dichiara al mondo e al suo amico Tony Blair da che parte sta il fiorentino.

Periodo cruciale quello di fine 2014 e inizio 2015. La sicumera di Renzi e del suo gruppo traspare (lo sapremo solo dopo) dalle incursioni nel mondo della finanza in difesa degli orafi di Arezzo.

Poi arriva la terza “T”, che è stata quella più devastante (anche umanamente). La scrive l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo su un fogliettino, come insegna a fare Edward Snowden (crittografia già nota agli italiani. I pizzini insegnano).

Questa “T”, dicono gli inquirenti, starebbe per Tiziano Renzi, papà di Matteo, ed è l’ultima vicenda che sconnette definitivamente dal Paese reale quel giovane promettente che aveva illuso mezza Italia.

Oggi tutti dimenticano in fretta ma una legge fondamentale in questo mondo liquido nel quale Renzi è stato un mattatore è che il liquido prima o poi evapora e dove c’era uno specchio d’acqua alla fine rischi di trovarci solo il fango.

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