Che bello fare la Pasqua senza l’agnello”. I versi in rima sono del meteorologo Paolo Sottocorona. Tra una perturbazione che se ne va e un raggio di sole che viene, durante una delle ultime puntate de L’aria che tira, è arrivato un belato animalista antipasquale. Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo. Ma anche Mosè che dice ad Aronne: “il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa”. Antico o Nuovo Testamento il risultato non cambia. Dal piano del simbolico religioso si è passati, da secoli, al piano pratico delle macellerie e dei macelli. E sempre lì rimangono, zampe e teste penzolanti di agnellini tramortiti, dissanguati e sbudellati per la tavola di Pasqua. Eppure l’associazione Cattolici Vegetariani l’ha (ri)spiegato anche qualche giorno fa che l’uccisione degli agnelli per Pasqua non ha nulla di cristiano, anzi. C’è chi ricorda le affermazioni dell’allora papa Ratzinger. Era il 2007 e la disputa era meramente teologica e non proprio animalista. “Gesù ha celebrato la Pasqua senza agnello”, spiegò il pontefice. Ma non c’è bisogno di scomodare l’altissimo affaccendato come sempre in mille questioni da dirimere.

Se il 2018 sta facendo passare sotto un certo silenzio la contrarietà alla barbara pratica, in fin dei conti solamente alimentare, il 2017 è stato l’anno dei grandi nomi rapiti dalla causa animalista. Silvio Berlusconi ripreso nel giardino di villa San Martino ad Arcore propose la Pasqua vegana allattando, biberon in mano, come un gioioso fanciullo 5 candidi agnellini tra cui il maschietto Fiocco di Neve. Disputa politica che subito vide l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, adottare due agnellini, salvandoli dal macello e portandoli a Montecitorio. Visti, però, i recenti risultati elettorali, a stare bene sembrano essere andati soltanto Fiocco di neve e compagnia. Anche se i dati Istat raccontano un miracolo insperato per i poveri ovini. Dal 2002 quando si macellavano quasi 734mila agnelli, la cifra più alta tra tutte le tipologie di bestiame a carni rosse (secondi in classifica i vitelloni maschi e manzi con 173mila capi), si è passati nel 2017 a 380mila. Un calo del consumo di carne d’agnello quasi della metà che ha toccato senza troppa distinzione di razza, peso, e tradizione tutte le categorie di animali d’allevamento. Il vento sembra essere cambiato. Proprio qualche giorno fa l’assessore alle Politiche Sociali con delega alla Tutela della Salute e degli Animali del Comune di Napoli, Roberta Gaeta, ha firmato un’ordinanza che ha vietato l’esposizione di ovini, caprini e altri animali, in strada e nelle vetrine delle macellerie. Teste, quartini e interi animali scuoiati, eviscerati o decapitati rimarranno durante la santa Pasqua in freezer. “L’interesse e la sensibilità nei confronti degli animali a cui dobbiamo tanto, sono notevolmente aumentate – ha spiegato la Gaeta – Vedere oggi capretti ed agnelli scuoiati, con gli occhi vitrei, appesi a testa in giù nelle vetrine delle macellerie è uno spettacolo che a molti fa male e soprattutto ai più piccoli”. Ci ha poi pensato il Tar, al quale i macellai napoletani si erano rivolti, a sospendere l’ordinanza fino al 24 aprile.

Se si pensa che solo un anno fa Giuseppe Cruciani faceva il giro del web mostrandosi con la testa mozzata e sanguinante di un agnellino sul tavolo della conduzione de La Zanzara sembra come esserci stata una rivoluzione culturale. #salvaunpastore l’hashtag lanciato da Coldiretti durante la Pasqua 2017 per rilanciare e sostenere la pastorizia nei luoghi terremotati del centro Italia quest’anno nemmeno ricompare tra le tendenze di Twitter. La battaglia comunicativa sul tema sembra realmente percorrere la frattura tra antico e moderno, tra tradizione e contemporaneità, del nostro paese. Tanto che dall’altra parte della barricata la LAV quest’anno ripropone il lancio cool e pop per salvare gli agnelli dalla macellazione con un “Let it Beee” di beatlesiana memoria che asfalta ogni avversario.

Del resto la frizione psicologica, il click mentale della posizione animal è tutta in quel belato straziante e penetrante dell’agnellino ucciso, ancora oggi, e in barba ad ogni legislazione vigente, persino senza stordimento. L’ha appena documentato l’associazione Essere Animali che si è intrufolata poche settimane fa in due luoghi di macellazione davvero improvvisata di piccoli e belanti agnellini. E se lo spazio del simbolico e della parola è tutto, ricorderete che il titolo del film/libro Il silenzio degli innocenti in originale faceva The silence of the lambs, ovvero degli agnelli. E che Hannibal Lecter ci fece provare una paura bestiale proprio quando chiese all’agente Starling: “Coraggiosa Clarice… me lo farai sapere quando quegli agnelli smetteranno di gridare, vero?”.