Le ingerenze della criminalità organizzata “sono accertate” e l’imparzialità degli amministratori è compromessa a causa dei “pressanti condizionamenti” dei clan. Per questo il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del Comune di Mattinata, in provincia di Foggia. Vanno a casa quindi il sindaco Michele Prencipe, eletto nel 2014, la sua giunta e tutti i consiglieri. Si tratta del secondo caso nella zona garganica, dopo quello di Monte Sant’Angelo nell’agosto 2015.

L’iter era partito lo scorso maggio, quando l’allora prefetto di Foggia, Maria Tirone, inviò la commissione d’accesso – composta dal viceprefetto Daniela Lupo, dal comandante del reparto operativo dei carabineri, Pierpaolo Mason, e dal comandante del Servizio criminalità organizzata della Guardia di finanza di Bari, Francesco Salanitro – che per mesi ha indagato sulle influenze dei clan del paese foggiano nelle attività del Consiglio comunale. Erano tre i mesi di lavoro previsti, ma alla fine ce ne sono voluti sei.

Nel mirino erano finiti, tra gli altri, incontri dei politici locali nella masseria dei boss, interessi dei clan sul porto e lottizzazioni sospette. Tutti elementi raccontati dai quotidiani locali nei mesi precedenti. Una parte di questi potrebbe essere confluito nella relazione finale inviata dal prefetto Massimo Mariani al ministro dell’Interno Marco Minniti.

Lo scioglimento arriva a pochi giorni dalla manifestazione che Libera terrà a Foggia nella Giornata del ricordo delle vittime di mafia e in un momento di transizione nel Foggiano dopo la strage di San Marco in Lamis dello scorso 9 agosto. Da quel momento, l’attenzione del governo verso i paesi del Tavoliere e del Gargano è notevolmente salita: il Viminale ha colmato la carenza di organico con l’invio di quasi 200 uomini, molti dei quali in pianta stabile, e nelle prossime settimane arriveranno i primi rinforzi in procura programmati dal ministero della Giustizia.

Lo scorso ottobre, il Consiglio superiore della magistratura – dopo l’ispezione in Puglia – aveva scritto nella propria relazione che la mafia foggiana, quella garganica e i clan di Cerignola avevano accentuato i propri caratteri della modernità testimoniati dalla “vocazione agli affari, la capacità di infiltrazione nel tessuto economico-sociale, la scelta strategica di colpire i centri nevralgici del sistema economico della provincia, e cioè l’agricoltura, l’edilizia e il turismo”. E a riprova di ciò, scrivevano i consiglieri del Csm, ci sono le recenti inchieste che “hanno dato conto della capacità della mafia foggiana di infiltrarsi nella pubblica amministrazione, testimoniata ora dallo scioglimento del Comune di Mattinata.

Senza perdere, allo stesso tempo, scriveva il Csm, il “familismo mafioso tipico della ‘ndrangheta” e “la ferocia spietata della camorra cutoliana”. Un caso per tutti, proprio da Mattinata: uno dei personaggi emergenti nel clan del paese, Andrea Quitadamo, è stato condannato lo scorso mese a 8 anni e 6 mesi. Il 7 aprile 2016 il fratello del presunto boss Antonio, legato al clan Romito e protagonista di un recente tentativo di evasione con una gru, tentò di ammazzare un 24enne per questioni rurali. Poco prima di mezzanotte, si presentò fuori da un bar e aggredì il ragazzo a colpi di accetta ferendolo gravemente a un occhio e a un polmone.